Il comitato per la decolonizzazione delle Nazioni Unite ha adottato una bozza palestinese di risoluzione che richiede il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sull’occupazione israeliana delle terre palestinesi dal 1967. 98 paesi hanno sostenuto la risoluzione, 52 si sono astenuti e 17 hanno votato contro. La misura è stata respinta da Israele. Clicca qui.
La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per le violazioni dei diritti dei palestinesi ha dichiarato che indagherà sulle accuse di apartheid contro Israele. Israele risponde che i membri della commissione “detestano” lo Stato ebraico e praticano l’antisemitismo, e ha rifiutato di collaborare con la commissione, non le ha concesso l’ingresso in Israele o nelle aree sotto controllo palestinese in Cisgiordania e Gaza. Clicca qui.
Solo in quest’anno almeno 160 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza. Amnesty International ha sollecitato la Corte Penale Internazionale (CPI) ad indagare su possibili crimini di guerra relativi agli “illegittimi attacchi” condotti nel corso della letale aggressione di Israele alla Striscia di Gaza. “Oltre ad indagare sui crimini di guerra, la CPI dovrebbe prendere in considerazione, all’interno della sua attuale inchiesta nei Territori Palestinesi Occupati, il crimine contro l’umanità di apartheid”, ha affermato. Clicca qui.
È stato definito lo storico israeliano più coraggioso. Ilan Pappé ha da poco dato alle stampe La prigione più grande del mondo. Storia dei Territori Occupati (Fazi editore), un libro che ricostruisce rigorosamente, con dati e materiali d’archivio, una mostruosa ingiustizia sotto gli occhi del mondo, eppure tollerata: come la Cisgiordania e la Striscia di Gaza siano state trasformate da Israele in un immenso carcere.
Il libro è dedicato ai bambini della Palestina che sono stati uccisi, feriti e traumatizzati e scrive che nella prima Intifada (la rivolta palestinese dal 1987 al 1993) la sezione svedese di Save The Children stimò che tra i 23.600 e 29.000 bambini, un terzo dei quali con meno di 10 anni, dovettero essere curati a causa delle ferite provocate dalle percosse. È figlio di gente sfuggita al nazismo, quando ha iniziato a mettere in discussione le brutali politiche di Israele contro i palestinesi? Clicca qui l’intervista.
Un unico stato democratico per Palestinesi e Israeliani. Incontro con Jeff Halper sul suo ultimo libro.
Leggi sulla newslettera di Doriella&Renato, insieme alle altre iniziative della Valle Susa: Festival della nonviolenza, Obiezione di coscienza oggi, ecc.
Quando i ragazzi palestinesi, in maggioranza adolescenti, difendono le proprie case e la propria terra, l’esercito israeliano risponde picchiandoli e lanciando contro di loro granate assordanti e lacrimogeni. Si tratta niente meno che di un’aggressione su vasta scala. Secondo il rapporto di “Defence for Children International-Palestine [Difesa Internazionale dei Minori – Palestina] (DCIP)”, dall’inizio dell’anno 15 minori palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione. “Lo scorso anno abbiamo documentato l’uccisione di 78 minori palestinesi per mano dell’esercito israeliano, 61 dei quali nella Striscia di Gaza e 17 in Cisgiordania.”“Durante gli ultimi 10 anni per l’uccisione di un minore palestinese è stato rinviato a giudizio solo un soldato israeliano, e la condanna che ha subito è stata meno grave di quella a cui viene condannato un minore palestinese per aver lanciato una pietra contro un veicolo israeliano.” “Il problema principale è incentrato sul livello di responsabilizzazione e impunità di cui godono i soldati agli occhi della comunità internazionale”. (continua).
Credo che chiamare le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi “apartheid” sia in realtà un “regalo per Israele”, almeno se per apartheid si intende l’apartheid in stile sudafricano. Ho sostenuto per molto tempo che i Territori Palestinesi Occupati sono molto peggio del Sud Africa. Il Sudafrica aveva bisogno della sua popolazione nera, faceva affidamento su di loro. La popolazione nera costituiva l’85% della popolazione. Era la forza lavoro; il paese non poteva funzionare senza quella popolazione e, di conseguenza, hanno cercato di rendere la loro situazione più o meno tollerabile da parte della comunità internazionale. (…) Speravano in un’approvazione internazionale, che non hanno ottenuto. Quindi, se i Bantustan (territori del Sudafrica e della Namibia assegnati alle etnie nere dal governo sudafricano nell’epoca dell’apartheid), erano più o meno vivibili lo stesso non vale per i palestinesi nei Territori Occupati. Israele vuole solo sbarazzarsi delle persone, non le vuole. E le sue politiche degli ultimi 50 anni, con poche variazioni, hanno in qualche modo reso la vita invivibile, in modo che le persone vadano da qualche altra parte. Queste politiche repressive si applicano all’intero territorio palestinese: A Gaza li annientano e basta. Clicca qui l’intera intervista di Noam Chomsky, l’intellettuale “più citato” e rispettato al mondo, professore del MIT Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo.
I palestinesi che vivono a Gerusalemme stanno affrontano un’implacabile guerra economica da parte di Israele, consistente in imposte onerose che prendono di mira i commercianti e i negozianti in un contesto di debolezza dei mercati. Le autorità dell’occupazione israeliana stanno facendo pressioni sui gerosolimitani attraverso l’imposizione di tasse elevate per obbligarli ad andarsene dalla città santa, lasciando negozi e case come bottino alla municipalità israeliana di Gerusalemme. Clicca qui il Centro di Studi Sociali ed Economici Al Quds.
L’effetto senza causa, per quanto riguarda l’esistente, identificato con l’universo, è stato sostenuto anche da fisici e cosmologi, basandosi sulle teorie scientifiche e le osservazioni;
Stephen Hawking
ma per lo storico il rapporto è prevalente:
Se Israele continua a occupare le terre dei palestinesi (causa), le rivolte palestinesi (effetto) saranno una minaccia costante; se la Nato non smette di espandersi ai confini della Russia (causa), le guerre con la Russia sul territorio europeo (effetto) saranno più probabili; se lo Stato italiano, che per ragioni strutturali non può garantire la piena occupazione, elimina i sussidi ai poveri (causa), i fenomeni di disaffezione verso le istituzioni politiche e di disgregazione del tessuto sociale (effetto) aumenteranno. (Alessandro Orsini)
L’occupazione di Israele dei territori palestinesi e la discriminazione nei confronti della sua popolazione sono “le principali cause” di tensioni e instabilità. A questo è giunto il rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente incaricata dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU, alla quale Israele si è rifiutato di collaborare. Secondo il rapporto “la fine dell’occupazione dei territori da parte di Israele, nel pieno rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rimane cruciale per porre fine al persistente ciclo di violenze”. Clicca qui.
I palestinesi sono vissuti per quattro secoli sotto il dominio ottomano, ma con la 1° Guerra Mondiale, il forzato sostegno ai turchi è precipitato e, ormai sicuri del promesso appoggio britannico, le aspirazioni arabe sembravano raggiungibili come non mai. La realtà scopre una situazione affatto diversa. Tre anni dopo la Prima Guerra mondiale, nel 2017 Arthur Balfour, Segretario agli affari esteri della Gran Bretagna, dichiara l’impegno “di favorire l’insediamento di ebrei in Palestina, luogo sicuro, dove nessuno potrà pregiudicarne le necessità civili e religiosi né il loro status meglio di qualunque altro Paese”. Le tensioni iniziano a montare in Palestina quando arrivano ondate di ebrei provenienti dall’Europa e comprano terre, costruiscono insediamenti, uno dei quali è Tel Aviv, e utilizzano solo la lingua ebraica. Nel 1947 le neonate Nazioni Unite si accordano per la spartizione della Palestina in un territorio arabo e uno ebreo e questo genera ulteriore ostilità tra i vicini arabi di Israele. Quando Israele dichiara l’indipendenza nel 1948, la guerra scoppia. Israele ne esce vincitore ma la Palestina vivrà da quel momento la costante condizione di conflitto. Tramite le guerre (1956, 1967, 1973) il territorio dello Stato di Israele si espande e i palestinesi sono ridotti a profughi (da 711.000 nel 1950 a oltre cinque milioni di registrati nel 2015 in Giordania, Striscia di Gaza, Cisgiordania Siria e Libano) oppure (2 milioni contro 6 di ebrei) a vivere in regime di apartheid come denuncia Amnesty International: “ Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Abbiamo riscontrato che le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo costituiscono chiaramente apartheid. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire”.
La polizia israeliana ha caricato migliaia di palestinesi che hanno partecipato ai funerali di Shireen Abu Akleh, la giornalista di Al Jazeera uccisa in Cisgiordania durante una ennesima incursione dell’esercito nel campo profughi di Jenin. La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere. Clicca qui da Zeitun altre notizie dalla Palestina.
Ieri in Palestina è stata uccisa una donna, una giornalista. Si chiamava Shireen Abu Akleh. In quella terra abbandonata ad una occupazione militare che continua da 55 anni (per alcuni da 74) succede molto spesso. Ieri anche i nostri TG sono stati costretti a darne conto perché questa donna palestinese aveva anche un passaporto americano, aveva una fama internazionale ed era molto stimata. Non voglio commentare. Verrà un giorno in cui i riflettori si spegneranno anche sulla tragedia dell’Ucraina come li hanno spenti sulla tragedia del popolo palestinese e di tanti altri popoli martoriati. E allora altri capiranno cosa vuol dire Papa Francesco quando parla della globalizzazione dell’indifferenza, di cuori induriti e della nostra inerzia complice di fronte alla violenza che impazza nel mondo. Ieri, io mi sono vergognato per come è stata “trattata” l’uccisione di questa donna della Terra Santa che faceva, con il coraggio della gentilezza, da “scorta mediatica” al suo popolo. 78 giorni di “full immersion” nelle atrocità dell’Ucraina non hanno scalfito la coscienza impietrita dei manipolatori dell’informazione. Nessuna sorpresa. Solo vergogna. Flavio Lotti Se vuoi cercare di capire quanto grande sia la tragedia palestinese e la nostra vergogna occidentale, clicca qui questo articolo scritto ieri da Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz.
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese. Clicca qui. Quest’anno, la Settimana contro l’apartheid israeliana (IAW) celebrerà le culture della resistenza ed esplorerà i legami intersezionali tra la lotta di liberazione palestinese e le lotte globali per la giustizia: clicca qui. Sulla newslettera di Doriella&Renato (clicca qui) trovi l’evento sul libro “IL POTERE DELLA MUSICA: FIGLI DELLE PIETRE IN UNA TERRA DIFFICILE” nonché le altre iniziative No Tav Valsusa.
E’ la prima volta che Amnesty usa ufficialmente il termine ‘Apartheid’ a sostegno dell’accusa di privare i palestinesi dei diritti fondamentali. E lo fa 390 volte in un rapporto di 211 pagine.
I sindacati palestinesi e le organizzazioni dei lavoratori di tutta la Palestina chiedono ai fratelli e alle sorelle del movimento sindacale globale di agire con urgenza in solidarietà con la lotta per la libertà e la giustizia del popolo palestinese. Clicca qui l’appello.
Comitato Nazionale Palestinese BDS 17 maggio 2021 Nota dell’editore: ciò che segue è un comunicato del Comitato Nazionale Palestinese BDS. Mondoweiss a volte pubblica comunicati stampa e dichiarazioni di organizzazioni, nel tentativo di richiamare l’attenzione…
Afif Abu Much 17 maggio 2021 – Al-Monitor Lo Shin Bet è stato chiamato ad affiancare la polizia israeliana nel compito di contrastare le rivolte nelle città arabe e miste ebraico-arabe.
Kamel Hawwash 17 maggio 2021 – Middle East Monitor Come presidente della Palestine Solidarity Campaign [Campagna di Solidarietà con la Palestina] in Gran Bretagna sono stato orgoglioso di lavorare con i nostri partner per organizzare…
Akiva Eldar 16 maggio 2021- Al Jazeera Permettendo l’escalation di violenza, il primo ministro uscente sta sabotando la formazione del governo da parte dell’opposizione.
Ahmed Abu Artema 14 maggio 2021 The Electronic Intifada Mentre scrivo l’edificio dove vivo qui a Gaza trema incessantemente. Sopra di noi gli aerei da combattimento israeliani F-16 ci attaccano con una bordata apparentemente incessante…
C’è solo un modo per mettere fine alle terribili violenze che stanno insanguinando Gerusalemme e la Terra Santa: riconoscere ai palestinesi la stessa dignità, la stessa libertà e gli stessi diritti che riconosciamo agli israeliani. Nessuna pace può essere edificata sulla persecuzione di un intero popolo, sull’occupazione militare, l’arbitrio, gli abusi, la sopraffazione, l’umiliazione, le deportazioni, l’apartheid, la continua violazione di tutti i fondamentali diritti umani.
Non basta invocare la fine delle violenze. Non c’è e non ci sarà mai pace senza giustizia. Rinnoviamo, ancora una volta, il nostro accorato appello a tutti i responsabili della politica nazionale, europea e internazionale perché intervengano energicamente per far rispettare il diritto internazionale dei diritti umani, la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Tavola della Pace – Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani – Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova – Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova
Da più di un mese, Gerusalemme è al centro dell’ennesima, impressionante, escalation di violenze e uccisioni che si è estesa a tutti i territori palestinesi occupati e a quelli israeliani. Le atrocità che si stanno commettendo anche in queste ore contro donne, uomini e bambini di ogni età sono disgustose, insopportabili e intollerabili. Per fermare la violenza bisogna andare alla radice del problema che sino ad oggi non si è voluto risolvere e riconoscere ai palestinesi la stessa dignità e gli stessi diritti, la stessa libertà e la stessa sicurezza che riconosciamo agli israeliani. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti… e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Questo principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani deve essere rispettato anche in Terra Santa, detta santa da tre religioni.
Avendo sotto gli occhi queste cartine storiche, diamo la parola alle ragioni dei palestinesi.
Clicca quiMoni Ovadia (attore, musicista e scrittore di origine ebraica): “Politica Israele infame segregazionista, razzista, colonialista. La comunità internazionale è di una parzialità ripugnante perché tutti cedono al ricatto della strumentalizzazione infame della shoah”.
Clicca quiGruppo disarmo pace giustizia nella Società della Cura: “La Palestina è un paese sotto occupazione israeliana militare ed economica da decenni, con donne e uomini, bambine e bambini palestinesi vittime di lutti, umiliazioni, furto di terra e cacciata dalle proprie case, stravolgimento delle basi essenziali per una vita dignitosa e sicura, aperta al futuro. Bisogna andare oltre alla solidarietà ma chiedere ai governisanzioni alla politica coloniale di Israele e lo obblighino a rispettare il diritto internazionale”.
Clicca quiAbeer Odeh (Ambasciatrice della Palestina in Italia): “Intristisce vedere diversi leader politici italiani mostrare la propria solidarietà a Israele senza spendere una parola sulla sue responsabilità per quello che sta accadendo in questi giorni in quell’area.” “La violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti.” “Per non parlare del silenzio davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’ONU”. “Ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale… per chiedere la cessazione di questo ennesimo sterminio in atto della popolazione civile”.
Discussione sullo stato dei lavori della Situazione Palestina di fronte alla Corte Penale Internazionale, dei limiti dell’azione giudiziaria intrapresa in Israele, dei successi e prospettive per l’azione legale in giurisdizioni straniere.
Il piano di finta pace in Palestina di Trump elude tutte le risoluzioni Onu. Ai palestinesi sarebbe concesso di chiamarsi Stato ma a condizione che mai diventi uno Stato autentico. Non sarebbero edificate altre colonie, ma nessuna delle esistenti sarebbe smantellata o assoggettata al nuovo Stato: resterebbero parte di Israele e connesse ad esso tramite esclusive vie di trasporto controllate dalla potenza occupante. Israele avrebbe la sovranità militare sull’intera area palestinese, controllerebbe lo spazio aereo a ovest del Giordano e a quello aereo-marittimo di Gaza, nonché i confini del nuovo Stato. Le risorse naturali sarebbero cogestite. La futura Palestina dunque sarebbe una riserva per pellerossa, un Bantustan, una serie di enclave palestinesi incuneate nella Grande Israele. La valle del Giordano sarebbe comunque annessa ad Israele “per motivi di sicurezza”. Il piano inoltre negherebbe perfino il diritto al futuro Stato di fare appello alle istituzioni internazionali tra cui la Corte penale internazionale. Verrebbe vietato ai suoi cittadini di rivolgersi a qualsiasi organizzazione internazionale senza il consenso di Israele, e sarebbe bandito qualsiasi provvedimento, futuro o pendente, che mettesse in causa “Israele o gli Usa di fronte alla Corte penale internazionale, la Corte internazionale di giustizia o qualsiasi altro tribunale”. Questa pace dei vincitori, conclude Barbara Spinelli, dovrebbe essere respinta dagli Stati Europei, non solo a parole. Non limitandosi a ripetere “Due Stati-Due popoli”, mantra svigorito e ora accaparrato/pervertito da Trump. Bensì difendendo le leggi internazionali e rifiutando di considerare come antisemitismo ogni critica all’occupazione israeliana.
Dibattiti nelle università di Milano, Torino e Cagliari. Dal Campus Einaudi sede universitaria della città di Torino, clicca qui le riprese della conferenza di Miko Peled: cittadino israeliano, nipote di uno dei padri fondatori di Israele, figlio di un generale israeliano, volontario nell’esercito, una sorella uccisa durante un attacco palestinese, un’altra che scrive libri per descrivere come il sionismo alimenta il razzismo verso gli arabi partendo dai libri di testo nelle scuole.
Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile, a Torino. In Valsusa, alla stazione di Chiomonte per scendere insieme in Clarea per il Terzo appuntamento di “Boulder” organizzato dal comitato giovani No TAV, per ribadire che le montagne sono di chi le vive, liberate dalla occupazione di polizia, guardia di finanza ed esercito. Clicca anche, nella newslettera di Doriellla&Renato , altri appuntamenti di lotta: FFF, CUB, Palestina, Vajont, Kurdistan, Assemblea21, Gramsci e Gobetti, Migranti, NO Olimpiadi e aggiornamenti.
Clicca qui le iniziative dei prossimi giorni. Tra gli aggiornamenti in evidenza: clicca qui RETE Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente e la Pace.
Israele è uno Stato fondato anche sulla mistificazione e sulla propaganda. La più recente operazione propagandistica consiste nell’accordo milionario per le tre tappe israeliane del 101° Giro d’Italia e, a monte, nell’inserimento di Bartali tra i Giusti delle Nazioni. Nel momento in cui la Knesset sta per approvare la legge fondamentale che definisce una volta per tutte Israele Stato ebraico (come già anticipato nella dichiarazione di indipendenza del 1948), istituzionalizzando il suo essere uno Stato etnico-confessionale, è più che mai necessario fornire al mondo una immagine che non smentisca il mito dell’unica democrazia del Medio Oriente. Sino a quando -si chiede Ugo Giannangeli: clicca qui – i falsi miti potranno nascondere la realtà della pulizia etnica, dell’apartheid, del colonialismo di insediamento e del genocidio in corso?
Per numero di partecipanti e durata, non ha eguali nella storia. Le rivendicazioni, che si inseriscono all’interno della lotta del popolo palestinese per la fine dell’occupazione israeliana, sono: – Abolizione della detenzione amministrativa. – Abolizione di tutte le forme di tortura, compreso l’isolamento. – Fine dell’imprigionamento dei bambini e delle donne. – Diritto di ricevere visite dei parenti, all’assistenza sanitaria, allo studio, etc.- Rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali sui diritti umani dei prigionieri all’interno delle carceri.
Dall’7 all’11 marzo 2017, presso la Cineteca Sarda a Cagliari, viale Trieste 126, si svolgerà la XIV edizione del Festival delCinema Arabo Palestinese Al Ard Doc Film Festival, organizzato dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina, con il contributo della Assessorato allo Spettacolo e Pubblica Istruzione della Regione Autonoma della Sardegna.
Gli ultimi articoli pubblicati sul blog: – La polizia israeliana arresta due donne palestinesi – Solidarietà con i prigionieri – Tre cose di cui i parlamentari dovrebbero parlare se davvero volessero sostenere la Palestinacontinua
Riportiamo la traduzione da globalist.it : clicca qui. In essa si afferma che a) Israele è “una potenza occupante”, b) come tale viola ripetutamente il diritto internazionale, c) la spianata delle moschee è un luogo regolato dall’accordo tra la Giordania che ha la responsabilità del luogo sacro ai musulmani e Israele e quest’ultima sta violando gli accordi con la Giordania.
Clicca qui un modello di lettera ai comuni per un’iniziativa degli enti locali verso il Parlamento Italiano per il riconoscimento dello Stato di Palestina.