Assieme alla propaganda lobbistica a tutto campo europeo, a livello mediatico locale Solvay fa sfoggio di ricorrenti “opuscoli informativi” alla popolazione. Nell’ultimo patinato, distribuito dal nuovo direttore Federico Frosini, vecchia volpe dei famigerati Pfas, e anticipando la linea difensiva al processo (eventuale), Solvay sostiene un presunto “raggiungimento degli obiettivi di bonifica per i solventi clorurati nella falda all’interno del sito”, anche se per certificarlo prega di avere la pazienza di aspettare almeno altri due anni. Solvay sostiene questa prospettiva seducente gratificando (secondo noi: chiamando in correo, ovvero annegando nel ridicolo) “partner qualificati come l’Università del Piemonte Orientale di Alessandria e gli Enti localiper la loro costante collaborazione”.
Insomma, le attività di bonifica starebbero “procedendo verso il progressivo raggiungimento di tutti gli obiettivi” e i monitoraggi confermerebbero “il significativo miglioramento dello stato qualitativo dei terreni e delle acque di falda”. Anche se tra i denti deve ammettere che è ben lontana la bonifica delle aree contaminate dal vecchio micidiale cromo esavalente, appunto perché non è andata oltre alla primordiale messa in sicurezza della sua inefficiente barriera idraulica. Per quanto riguarda, poi, la bonifica delle aree esterne: il bollettino autostende un pietoso velo definendola “fase in progetto”.
La realtà di Alessandria propagandata da Solvay è smentita dall’Arpa, con i dati raccolti nel corso del 2024 sulla presenza dei cancerogeni pfas (il Pfoa vietato fin dal 2013 e i brevettati cC6O4 e l’Adv). Infatti, nei pozzi l’Arpa ha rilevato stabilmente 10mila microgrammi per litro di C6O4, oltre al picco di 200mila microgrammi. Per molto molto meno fu chiusa la Miteni in Veneto.
Oltre alla situazione interna al sito, Arpa ha spiegato al Comune, che fa finta di niente, la situazione della contaminazione esterna, a cominciare dall’inquinamento da Pfas nell’aria in punti precisi. Nel sobborgo di Spinetta, davanti allo stabilimento (dove lavorava chi scrive), i cittadini respirano fino a 3,8 nanogrammi per metro quadrato di cC6O4 al giorno. Un valore che si abbassa -ma è in aumento!- quando si vive vicino all’Istituto tecnico Volta, nel centro di Alessandria (dove abita chi scrive), dove addirittura è stato riscontrato il GenX: il Pfas ritrovato pure in alcuni campioni di alimenti coltivati intorno al polo chimico, assieme al Pfoa da 4 a 10 microgrammi per litro nei terreni.
Insomma, il Comune, con la Provincia e con la Regione, fa finta di niente anche se da anni e anni i valori superano di svariate volte il limite ambientale stabilito dal pur blandissimo decreto ministeriale del 2016 (0,5 microgrammi per litro), un dato allarmante perché cronico. Paradossale è la Provincia, che, nascondendosi dietro il governo, per i parametri di bonifica del Pfoa fa riferimento ante 2019. Dunque, in pratica la bonifica è sospesa. Una situazione ben diversa da quella di Arpa Veneto, che è riuscita a ottenere i limiti del Pfoa coinvolgendo direttamente il Nucleo operativo ecologico (Noe). Arpa Alessandria, organo tecnico della Procura, non sembra intenzionata a seguire la stessa strada.
La bonifica della Solvay è proprio una balla.