
L’unico provvedimento legislativo atto a risolvere il disastro ecosanitario dei Pfas in Italia è stato il Disegno di Legge ex Cinquestelle: l’unico che prevedeva limiti zero, cioè la messa al bando dei cancerogeni. Dunque, l’unico che presumeva la fermata della Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria): produttrice monopolista nazionale. E proprio per questo motivo, il DDL Crucioli è stato sepolto in Senato. E proprio dalla lobby chimica capitanata da Solvay Syensqo, che controlla il Parlamento italiano ed europeo.
La longa manus di Solvay sul governo, infatti, ha prodotto il decreto legislativo 260 approvato dal Consiglio dei Ministri al Senato, per poi passare al vaglio delle Commissioni parlamentari. Confezionato apposta per garantire alla multinazionale la prosecuzione delle attività che stanno sfasciando il territorio alessandrino, il decreto per la presenza di Pfas nelle acque potabili stabilisce limiti superiori di ben 10 volte a quelli introdotti cautelativamente in Danimarca: 2 nanogrammi per litro. Limiti che, ripetiamo, per queste molecole cancerogene note come “inquinanti eterni” dovrebbero essere Zero, piuttosto che l’applauso dei Verdi al governo, e i balbettii della stessa Greenpeace, che genericamente chiede “limiti più bassi”.
La longa manus della lobby chimica è trasversale nel Parlamento italiano dove sono state presentate dalle minoranze compromettenti Mozioni (clicca qui). E’ un controllo che si allunga dal Parlamento europeo, dove la lobby deve bloccare l’Echa (l’Agenzia europea delle sostanze chimiche) che stava a esaminando la proposta di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia di vietare uso e produzione di Pfas (come voleva il DDL Crucioli). Tant’è che proprio in questi giorni la commissaria Ue per l’Ambiente, Jessika Roswall, ha confermato che per la stretta annunciata da Bruxelles sui Pfas bisognerà attendere almeno il 2026. Era questa la linea indicata dal più autorevole lobbista, Mario Draghi, nel documento sulla competitività europea. Smentendo l’Echa: “Esistono già le alternative ai Pfas”, Draghi ha invece sponsorizzato: “I Pfas non sono sostituibili in diversi settori industriali”, riferendosi particolarmente ai settori militari, quanto mai attuali nella corsa al riarmo europea. Prontissimo, proprio nella casa madre Solvay di Bollate (Milano), il ministro Adolfo Urso ha commentato: “C’è un’aria nuova in Europa. Sul ‘modello Meloni’. Una visione pragmatica che affronta la realtà coniugando la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale”. Tradotto: profitti in cambio di salute.