
I Sindacati? I sindacati, nei primi cinquanta anni di esistenza del polo chimico di Spinetta Marengo hanno fatto quello che hanno potuto in quella che venne subito soprannominata “la fabbrica della morte” ma che sfamava centinaia di famiglie per metà contadine. Solo dopo il Sessantotto, fino alla sconfitta sindacale degli anni ’80, la tutela della salute è al primo posto in fabbrica e finanche fuori. E’ dal “Consiglio di fabbrica” che viene elaborata la rivendicazione dell’”Osservatorio ambientale della Fraschetta”. Dopo, invece, il ricatto occupazionale, vero o presunto, spinge il sindacato in un patto di subordinazione politica e culturale con Montedison e Solvay, pur nella consapevolezza della tragica nocività: è emblematico il volantino aziendale della CGIL del 2002 che per prima denuncia il cancerogeno PFOA, e poi tace per sempre pur conoscendo le analisi del sangue (PFAS) dei lavoratori. E’ emblematico il fatto che, in decine di anni, né all’Inail né in tribunale sia mai stata avviata causa di risarcimento per malattie e morti operaie. Neppure sostenuto nei due processi penali contro Solvay [*] .
I Movimenti? L’ “Associazione dei Comitati della Fraschetta” e la “Rete ambientalista provinciale” dagli anni ’80 al 2000 svolgono azioni di supplenza all’inazione dei sindacati, non solo riferite al polo chimico ma anche alle altre situazioni di crisi del territorio. Si tratta di manifestazioni che coinvolgono in piazza migliaia di persone e sono contrassegnate da una forte conflittualità nei confronti di Provincia e sindaci di Alessandria (prevalentemente di sinistra).
I politici? La democratica e rivoluzionaria proposta di “Osservatorio ambientale” è in aperto conflitto con la criminale opacità di Montedison prima e di Solvay poi; dunque con la complicità delle istituzioni. Anzi, con la loro connivenza, addirittura corruzione: come emerge clamorosamente nelle dichiarazioni della stessa Solvay al primo processo del 2009 (nei verbali delle udienze e leggendo “Ambiente Delitto Perfetto”). Eppure, sotto la spinta popolare, essi effettuano “obtorto collo” le prime (delle otto) indagini epidemiologiche esplodenti l’eccesso di patologie e tumori fatalmente riconducibili alle emissioni tossiche e cancerogene di Montedison e Solvay. Ma il loro piede sul freno resterà sempre premuto a negare o rallentare i monitoraggi di massa del sangue della popolazione (“la pistola fumante”) [**]. A tacere il peso della lobby Solvay sull’intero Parlamento [***] .
I magistrati? La prima, e unica, Procura di Alessandria che non viene contestata da Comitati e Associazioni è quella diretta da Michele Di Lecce (con il sostituto Riccardo Ghio) che nel 2009 incrimina l’intero management Solvay per avvelenamento doloso (fino a 16 anni di reclusione), ma che viene abbattuta dalla sentenza che rimpicciolisce i reati a blande colposità, non risarcisce le Vittime, e non obbliga alle bonifiche. Così, dei venti esposti alle Procure del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, ben 11 sono invano depositati presso il nuovo procuratore capo Enrico Cieri. Così, benchè tutti chiedono di intervenire -per presunti reati dolosi- su dettagliati e reiterati fatti di lesione all’ambiente e alla salute dei lavoratori e dei cittadini, invece, il capo di imputazione del ritardato processo odierno è ristretto a un leggero reato colposo e a carico delle ultime ruote del carro (due semplici direttori). In più (a tacere la clamorosa esclusione di Lino Balza quale parte civile [****]) il GUP ha avviato addirittura la verifica con le parti civili di un patteggiamento che sarebbe un clamoroso colpo di spugna economico e penale per Solvay [*****] .
Gli avvocati e i medici? Ad Alessandria gli avvocati si sono sempre accodati, e accomodati, ai capi di imputazione delle Procure (nel bene: Di Lecce e nel male: Cieri), mai opponendosi nelle memorie e nel dibattimento. Questi processi in sede penale si risolvono con sostanziose parcelle legali, con regali a Associazioni che piombano sui processi come avvoltoi, con “risarcimenti” a Enti locali e sindacati che piuttosto meriterebbero di sedere sul banco degli imputati. Non si risolvono mai, né ieri né oggi nella storia di Alessandria, in risarcimenti pubblici per il disastro del territorio e, quanto meno, in risarcimenti alle Vittime: alle centinaia o migliaia di Ammalati e Morti. Per questi risarcimenti gli avvocati non hanno mai intrapreso azioni collettive in sede civile -efficaci “class action- scusandosi della difficoltà di censire una massa di persone lese (cosa ci stanno a fare Comitati e Associazioni?), nonché della mancata collaborazione dei medici, nella fattispecie dei medici legali che offrano non speculativamente la propria prestazione.
I giornalisti? Un velo pietoso su quelli di Alessandria, salvo eccezioni. Fanno epoca le clamorose intercettazioni della Procura sui rapporti di alcuni giornalisti con Solvay. Insomma, più luci sul passato (si legga “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza) e più ombre sul presente (si legga sempre “Ambiente Delitto Perfetto).
[**] https://www.rete-ambientalista.it/2024/10/21/i –cittadini-di-alessandria-fanno-a-proprie-spese-le-analisi-pfas-del-sangue /
[***] https://www.rete-ambientalista.it/2025/03/12/ longa-manus-di-solvay-sulla-politica-dalla-destra-alla –sedicente-sinistra /
[****] https://www.rete-ambientalista.it/2024/10/21/ solvay-gongola-con-greenpeace-lino-balza-escluso –come-parte-civile-cosa-ce-dietro /
[*****]
https://www.rete-ambientalista.it/2025/01/18/ 2-000-miliardi-di-danni-la-lobby-dei-pfas-e-linciucione-italiano/
https://www.rete-ambientalista.it/2025/02/11/ le-parti-civili-a-cui-solvay-propone –di-vendere-la-salute-della-popolazione/
https://www.rete-ambientalista.it/2025/02/11/ politici-stop-patteggiamenti-con-solvay –sulla-pelle-della-gente/