La fine del “grande” e “grosso” vincitore del Premio Attila?

Il “Premio Attila” “ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori”, è nel suo genere la più alta onorificenza italiana… dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace (la raccolta dei Premi Attila, dal 2004, è disponibile a chi ne fa richiesta).

Fabrizio Palenzona è stato (2005) uno dei prestigiosi vincitori. Nel corso degli anni ha  fatto sempre meno notizia la sua accumulazione “seriale” di cariche: è arrivato a posare l’abbondante deretano contemporaneamente su 18 poltrone (a riguardo si consulti il curriculum da sé medesimo entusiasmato) tra cui: Vice Presidente di Confcommercio, Vice Presidente di UniCredit, membro del Comitato Esecutivo di Mediobanca, Presidente di AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori), Presidente di Assaeroporti, Presidente di Conftrasporto, Presidente di ADR – Aeroporti di Roma, Presidente di Impregilo, Presidente di Gemina, eccetera.

Ebbene, a parte gli intervalli delle vicende giudiziarie, che abbiamo cercato di aggiornare, oggi fa notizia, fragorosa e improvvisa, il suo addio  alla presidenza della Fondazione Crt (Cassa di Risparmio di Torino,  la terza fondazione italiana per patrimonio dopo Cariplo e Compagnia di Sanpaolo) il cui vertice aveva conquistato sgomitando non poco nell’aprile 2023.  
 
Anzi, vi diremo di più: ancora in vetta a Prelioslascia di colpo anche le cariche di Bcube Cargo e delle due controllate nel settore della logistica aeroportuale: Malpensa Logistica Europa e Fiumicino Logistica Europa (la potente famiglia Bonzano).
 
Disinteressati come siamo a questa “defenestrazione” che nella “faida” sarebbe, a detta degli ambienti finanziari, “la punta dell’iceberg di uno scontro oceanico che sta mettendo in movimento l’intero assetto bancario e finanziario italiano”, noi avremmo accolto con irrefrenabile gioia un tonfo di questo storico  nemico egli ambientalisti (definiti “asini raglianti”), invece ci angosciano dubbi perché Palenzona giustifica le “dimissioni” per “motivi personali” e per “sopraggiunti impegni professionali che impedirebbero lo svolgimento degli incarichi”. Temiamo cioè, rinunciando anche a fare il “re fatoccio” che si arrampichi su altre poltrone: non ci convince, purtroppo, che sia  caduto improvvisamente quando sembrava un uomo imbattibile.
 
Certo, Palenzona era diventato troppo ingombrante e disinvolto fra i corridoi della fondazione torinese, accusato di utilizzarne le risorse e il prestigio in  troppe partite giocate e soprattutto tentate (es. un centro di ricerca enologico nella provincia di Alessandria, l’acquisizione di Preliosimmobili + crediti deteriorati)  A questo si aggiunge la posizione di rendita da “grande capo” dei camionisti costruita nei decenni insieme ai Benetton e ai Gavio e divenuta centrale nel sistema autostradale (la Fondazione CRT detiene il 5,2% di Mundys/ex Atlantia/Benetton). Tutto ciò in aggiunta alle ancora più grandi manovre – sempre per tramite delle partecipazioni della Fondazione CRT – sui futuri equilibri di Generali e Mediobanca (bordeggiando fra Unicredit e Banca Intesa, fra Caltagirone, Orcel e Benetton)queste sarebbero, appunto senza la copertura di CRT,  le sue più grosse sconfitte.
 
Insomma il “millepiedi” ha esagerato, sentendosi protetto dalla Meloni. Invece i rapporti di forza dell’uomo per tutte le stagioni si sono stravolti e il ministro dell’economia Giorgetti non lo ha soccorsoAnche perché Francesco Gaetano Caltagirone, con una giravolta, dimenticando la sua antica amicizia con il capo dei camionisti, l’ha infilzato sui suoi giornali  temendo  le sue mosse troppo “indipendenti” per controllare il colosso sulle Assicurazioni Generali. Infine la Banca d’Italia ha messo in stand by il dossier Prelios per la sensibilità dei suoi contenuti e dei suoi potenziali acquirenti.
 
Che sia davvero una Caporetto, il segno evidente della fine del  grande gioco di un uomo più grosso che grande? Grosso come conto in banca, indubbiamente. Tutto grasso che cola.