Solvay non c’entra niente con i Pfas.

Stefano Colosio se lo può permettere? Subentra come direttore a Andrea Diotto da poi che è imputato nel processo bis contro Solvay. Passeranno almeno cinque anni prima che sia imputato anche lui in un processo ter. Nel frattempo no, non può permettersi -neppure con quello stipendio-  battutacce tipo: “Fa strano venire ancora additati come coloro che hanno messo in giro il Pfoa”. “Noi lo abbiamo utilizzato come tante aziende in Italia e all’estero, non  è giusto che sia additata proprio Solvay”.

Colosio è grande e grosso: ha 53 anni e nel potente archivio aziendale si è letto quanto negli ultimi trenta anni si è scritto (ho scritto) sui Pfas e raccolto già nelle seicento pagine del Dossier “Pfas. Basta”. Ha letto che nel 1990 Balza denuncia gli scarichi in Bormida di Pfoa: sicché il direttore è rinviato a giudizio. Ha letto  che nel 2002 la Cgil denuncia l’uso del Pfoa a Spinetta  mentre già in Usa veniva  abbandonato. Ha letto che nel 2007 lo studio Perforce dell’Università Stoccolma dichiara Solvay responsabile dello sversamento dei Pfas nel bacino del Po. Ha letto che nel 2008 Balza ha depositato il primo dei 20 esposti in cui si denunciano  in uso non solo Pfoa ma anche  gli altri Pfas -non autorizzati- cC6O4 e ADV, e che è contaminato il sangue dei lavoratori e dei cittadini. Ha letto che, dopo la chiusura definitiva del 2017della Miteni di Trissino, Solvay resta l’unica produttrice di Pfas in Italia, addirittura con il brevetto esclusivo C6O4.

Ha letto tutte le indagini epidemiologiche fino al 2019. Ha letto, anzi sta leggendo, che in acqua-aria- suolo l’Arpa rileva i valori oltre ogni limite di Pfas in tutta la Provincia. Sta leggendo non solo di Pfas ma anche il superamento sensibile dei limiti di Tetracloruro di Carbonio, Tricloroetilene, Triclorofluorometano, Cromo VI, Selenio Arsenico, Antimonio, Cloroformio eccMa per qualche anno non se ne preoccupa, pensando allo stipendio e alla successiva carriera. Però, Colosio, non rischiare il ridicolo con certe battutacce da boomerang. 

Solvay filantropa per l’ambiente.

L’Università di Alessandria era già diventata famosa per i finanziamenti del “Progetto Linfa” con lo studio dello stress dei lombrichi attorno allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (pensa un po’, la lombrica respinge il lombrico con l’esaurimento nervoso), ora si riafferma con la multinazionale belga dopo l’abbuffata di pasticcini che abbiamo già commentato: clicca qui.

Infatti, “Trasformare materiale di scarto in “spugne” tecnologiche in grado di intrappolare le sostanze inquinanti” è l’obiettivo del nuovo Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale, nato ufficialmente nella sede del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale. Finanzia con 5milioni: Solvay/ Syensqo.

Il prof. Gian Carlo Avanzi, rettore dell’Università, sente la coda di paglia: “La ricerca scientifica nell’ambito della chimica è sempre stata guardata con sospetto nell’immaginario collettivo, perché erroneamente le si attribuisce una concomitante possibile potenzialità di danno alla salute o all’ambiente.” Invece” rassicura “il nuovo centro  sarà indirizzato a favore dell’ambiente”. Secondo noi, non c’è sospetto ma prova provata.

Ad ogni modo 5 milioni sono  10 miliardi di lire, quisquiglie per filantropi disinteressati. Noi cercheremo di ottenere i risarcimenti per le Vittime della Solvay, la quale  può permettersi il lusso di elargire come buonuscita alla sua amministratrice delegata Ilham Kadri un bonus di 12 milioni di euro, 24 miliardi di lire.

Tanti prof, pochi studenti, coi soldi di Solvay.

Aperto in pompa magna due anni fa da Giancarlo Avanzi, il Disste (Sviluppo sostenibile e transizione ecologica) dell’Università Piemonte Orientale si è rivelato un flop. Appena 113 gli iscritti ai tre corsi di studio. Ma il rettore in scadenza non ha intenzione di chiuderlo. Un docente o ricercatore ogni due studenti: più che un dipartimento, è un paradosso. Non è mai decollato, anzi i dati di quest’anno fotografano un crollo degli iscritti. La direttrice è Roberta Lombardi, docente al dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche economiche e sociali di Alessandria come professore di Diritto amministrativo. Nel 2019 perde le elezioni per diventare direttore dello stesso dipartimento alessandrino contro la professoressa Serena Quattrocolo e tre anni più tardi eccola a capo di un altro dipartimento, appena nato e affidatole direttamente dal rettore con una nomina ad hoc.

E’ imminente campagna elettorale per la successione di Avanzi sulla poltrona di Magnifico. Continua a leggere su Lo Spiffero.

Pfas, così i veleni raggiungono il feto. L’emergenza si allarga al Piemonte.

I Pfas sono in grado di superare la barriera placentare e di arrivare al feto. Lo conferma uno studio apparso sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Planetary Health, frutto di una ricerca condotta da scienziati delle università di Örebro (Svezia) e di Aberdeen (Scozia) su 78 feti che ha dimostrato come queste sostanze siano in grado di raggiungere i tessuti del nascituro già durante il primo trimestre di gestazione. Pfas sono stati ritrovati nel fegato dei feti studiati: «quelli esposti a libelli più elevati hanno subito alterazioni del metabolismo e di alcune funzionalità epatiche molto prima della nascita».

Il professore Carlo Foresta aveva già illustrato effetti della contaminazione su ragazzi nati da madri che vivono in territori veneti inquinati da Pfas, con caratteristiche morfologiche chiare, per esempio nelle dimensioni ridotte dell’apparato riproduttivo nei maschi e nel numero e nella vitalità degli spermatozoi. Questo nuovo studio fornisce tuttavia la prova dell’ubiquità di queste molecole, che uno studio americano del 2008 (reperibile nel sito del National Institute of Environmental Health Sciences) ha ritrovato nel sangue del 98 per cento dei cittadini studiati tra il 2003 e il 2004. Dati scientifici che si aggiungono al pronunciamento di cancerogenità dell’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc).  

Sempre un maggior numero di Regioni in allarme. Secondo il recente rapporto di Greenpeace  basato su dati ufficiali di enti pubblici, le acque potabili in Piemonte non sono contaminate solo nella provincia di Alessandria, ma anche in oltre 70 Comuni della città metropolitana di Torino, capoluogo compreso, e della provincia di Novara. Sarebbero circa 125mila i piemontesi che avrebbero bevuto acqua contenente Pfoa negli ultimi anni.

Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, nel Comune di Alessandria, oggi unico produttore di Pfas in Italia, era indicato già nello studio Perforce dell’Università Stoccolma 2007 di essere responsabile dello sversamento di Pfas nel bacino del Po, e da me dal 2008 più volte denunciato alla Procura della Repubblica di Alessandria per avvelenare il sangue dei lavoratori e dei cittadini. Nel 2019 Arpa Piemonte ha pubblicato l’ennesimo studio epidemiologico a dimostrazione della maggiore incidenza di molte malattie su una coorte di abitanti dei sobborghi di Alessandria.

Allarme Pfas rilevabile in un minuto.

L’allarme Pfas è diventato così alto che la scienza è impegnata è individuare sistemi di rilevamento sempre più precisi e rapidi. L’esperimento dell’Istituto di Tecnologia del New Jersey (pubblicato sul Journal of Hazardous Materials) ha permesso il rilevamento dei PFAS in acqua, suolo e imballaggi in tempi fra 1 e 3 minuti. Il metodo utilizza la spettrometria di massa di foglia spray, una tecnica di ionizzazione fino a 100 volte più sensibile rispetto al metodo standard, cioè la cromatografia liquida.

Il team è riuscito a rilevare con successo 11 diverse molecole di PFAS, tra cui quelle legate al cancro e alla soppressione del sistema immunitario. Lo ha fatto in vari materiali per l’imballaggio alimentare impiegando appena un minuto. L’analisi dell’acqua di rubinetto ha invece rilevato la presenza di PFOA in meno di due minuti. Il metodo ha identificato anche specie di PFAS nei campioni di suolo in meno di tre minuti.

Il metodo di rilevamento rapido potrebbe avere un ruolo chiave nel monitoraggio dei prodotti di consumo: cosmetici, medicinali e alimenti, che finalmente potrebbero essere liberati dai forever chemicals. Ci sono piani perfino per dimostrarne la presenza nell’aria. 

Fermare le produzioni Solvay in Francia e/o in Italia?

A Stefano Colosio, neo direttore della Solvay di Spinetta Marengo, o finge oppure non  hanno detto che in Alessandria si sono sempre prodotti i Pfas, anzi,  pur conoscendo la lingua d’Oltralpe, essendosi fatto le ossa nella francese Air Liquide, neppure sa, o finge, che Solvay anche in Francia produce Pfas. Si sorprenderà, o finge, delle  analisi inedite, rivelate da Le Monde nell’indagine condotta in collaborazione con France 3 e RTBF (la TV belga che ci ha confezionato il servizio per Alessandria). Le analisi mostrano che Salindres, località di 3.500 abitanti, è vittima di un grande inquinamento di Pfas.

Le analisi rivelano livelli spettacolari di acido trifluoroacetico (TFA) nei corsi d’acqua nel  Gard attorno allo stabilimento di produzione di PFAS del gruppo Solvay, nonché nell’acqua potabileAll’origine della campagna di analisi portata avanti dall’associazione Générations futures, il “Forever Pollution Project”: un’indagine internazionale coordinata da Le MondeLa fabbrica di prodotti fluorurati Solvay nelle Cèvennes è stata identificata lo scorso anno come uno dei cinque siti di produzione di PFAS in Francia, ma non c’erano informazioni sui livelli di contaminazione nei suoi dintorni. Ora è allarme.

Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, si sarà messo in contatto con Etienne Malachanne, sindaco di Salindres, per concordare chi per primo  deve emanare l’ordinanza di fermata delle produzioni, ovvero per quale stabilimento, ovvero per tutti e due?