Se le istituzioni piemontesi hanno sempre evitato di effettuare le analisi del sangue della popolazione, al fine di evitare l’incriminazione della Solvay, in Veneto la Regione ha comunicato l’avvio a maggio dei controlli ai cittadini della “Zona arancione”: per accedere al dosaggio dei PFAS devono contattare la centrale Screening Pfas dell’azienda Ulss di competenza. Il costo della prestazione è di 90 euro a persona.
Si tratta di una discriminazione in quanto il dosaggio è previsto in maniera attiva e gratuita ai soli cittadini dell’“Area Rossa” e non a quelli di altre aree del territorio regionale. L’Area Rossa è stata individuata quale area di massima esposizione sanitaria a partire dai risultati del primo studio di biomonitoraggio condotto dalla Regione del Veneto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, mentre i cittadini dell’Area Arancione erano risultati contaminati con concentrazioni sieriche di Pfas inferiori rispetto ai residenti dei Comuni dell’Area Rossa.
Dunque per molti cittadini della Zona Arancione questi screening a 90 euro sono economicamente improponibili: si dovrebbero sottoporre intere famiglie che, se hanno figli al di sotto dei 9 anni e componenti al di sopra dei 65 anni, devono anche pagare la prestazione per intero.
Per quanto riguarda i cittadini della “Zona Rossa”, l’attività di sorveglianza offerta alla popolazione ha riguardato 106 mila persone che hanno ricevuto un invito per il primo turno (round) di chiamata, 22 mila al secondo round.