Sottotitolo: “Sacrifici necessari per fare la guerra”. Tra i “beni primari” travolti dal caro energia ci sono anche gli ospedali. Da Nord a Sud. E il sistema sanitario non troverà una boccata d’ossigeno neanche con l’incremento di due miliardi stabilito per il 2022 del fondo nazionale, denaro che verrà in larga misura assorbito dall’impennata della bolletta energetica a discapito degli investimenti per l’assunzione di personale, per nuove tecnologie e dell’abbattimento delle interminabili liste d’attesa, eredità dell’emergenza sanitaria. Viaggio in 11 grandi strutture da Torino a Palermo. Clicca qui.
Mentre si continua a scavare nell’alveo del Varenna per capire fino a che punto è arrivato il greggio sversato dai depositi di idrocarburi di Multedo, Genova si scopre fragile e poco preparata a gestire l’emergenza: insieme a quello dell’impianto di Eni, infatti, in tutta la provincia sono nove gli impianti a rischio di incidente rilevante (rir) ad essere sprovvisti di un piano di emergenza esterno (Pee) aggiornato secondo le prescrizioni di legge.
Degli undici Pee vigenti relativi agli altrettanti impianti rir presenti sul territorio della provincia di Genova, solo due sarebbero in regola (A-Esse di Carasco, e raffineria Iplom di Busalla) ma in scadenza, mentre gli altri nove invece risulterebbero ‘fuori legge’ perchè scaduti, non aggiornati, vecchi. Oltre a quello dei depositiEni di Multedo, l’irregolarità si verifica anche per i depositi di oli combustibili Esso di calata Stefano Canzio (Porto di Sampierdarena), i depositi di chimici e petrolchimici Silomar (Sampierdarena), i depositi di oli minerali GetOil (nei pressi di calata Bettolo, Sampierdarena), il deposito di prodotti chimici Eni (sempre a Sampierdarena), i depositi Iplom (Fegino), i depositi chimici di Multedo, sia Superba che Carmagnani e i depositi di prodotti raffinati derivati dal petrolio come gasolio e benzina di Sigemi (San Quirico).
Gravissimo il fatto non sono state ancora convocate le assemblee pubbliche per coinvolgere la popolazione, come previsto dall’articolo 21, comma 11 della legge 105 del 2015. Clicca qui.
Incontro internazionale promosso dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in cui si presenterà il World Mental Health Report. Clicca qui il comunicato dell’Assemblea Antipsichiatrica. È in questa occasione che nasce la chiamata a scendere in piazza a Roma giovedì 13 ottobre. La gestione sanitaria dell’emergenza pandemica. Il ricatto del trattamento farmacologico. Libertà di scelta contro obbligo di cura. Proibizionismo e riduzione del danno. Dispositivi manicomiali e coercitivi. Luoghi di tortura e annientamento delle persone.
Maratona mondiale di pensiero e azione per Julian Assange, sostegno dal mondo del giornalismo e della cultura per tutto il mondo. Il programma in locandina.
Un milione di adesioni entro il 30 novembre. Se avremo raggiunto questo traguardo inizieremo con l’autoriduzione e il mancato pagamento delle bollette. Manifestazioni in tutta Italia. Clicca qui.
Già oggi la rete metanifera italiana è sovradimensionata, avendo una capacità di trasporto e distribuzione superiore ai 100 miliardi di metri cubi annui, rispetto a consumi che mediamente negli ultimi cinque anni sono stati di 71 miliardi e 500 milioni di metri cubi. Ancora di più la rete attuale sarà eccessiva nel prossimo futuro quando secondo tutte le previsioni, comprese quelle del MITE, i consumi di metano al 2030, per via della crescita delle rinnovabili, scenderanno a 50/55 miliardi di metri cubi. La Snam guadagna sulla costruzione delle infrastrutture, non importa se poi serviranno o no: e 2 miliardi e 338 milioni (il costo della Linea Adriatica e della centrale) fanno certamente gola. Ma, qualora questa ennesima opera inutile e dannosa, pompata dai grandi organi di informazione, dovesse essere realizzata, a pagare saranno sempre i consumatori italiani perché i suoi costi di ammortamento si riverseranno sulle bollette, già oggi alle stelle. Clicca qui Comitato Ambiente Sulmona.
Continuiamo a divulgare qualche seme di speranza e di auspicio per un agricoltura sana e libera di ritrovare lo scambio di semi i principi di buona pratica e di reimpiego.
Un futuro per una agricoltura diversa, e quindi uno stile di vita e di alimentazione sana c’è, basta cambiare direzione.
“Anche se negli ultimi anni il governo regionale del Sud-Tirolo ha attuato alcune misure di mitigazione per limitare la deriva, vediamo ancora che i parchi giochi sono contaminati da pesticidi che hanno il potenziale di causare danni, rappresentando un rischio per i residenti e i gruppi vulnerabili”. Clicca qui ISDE.
Organizzato da Comitato NO RIGASSIFICATORI, ITALIA NOSTRA Sezione Arcipelago Toscano, domenica 9 ottobre alle ore 11 al Porticciolo di Marina a Piombino i Messaggeri del Mare, Pierluigi Costa e Lionel Cardin, conosciuti in tutto il mondo per il loro impegno nella ricerca continua di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di salvaguardare il mare, si immergono per dare vita ad una nuotata dimostrativa per Piombino e per l’Elba, con quanti condividono l’entusiasmo e la volontà di sottolineare come e quanto il mare debba essere rispettato e non sottoposto a progetti impositivi che ne minano la natura.
La sterilizzazione forzata è una forma invasiva di violenza che distrugge la vita delle vittime, porta a traumi permanenti e mette in discussione la capacità delle persone con disabilità, in larghissima maggioranza donne, di prendersi cura di un bambino e di crearsi una famiglia. Lo afferma l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in un recente rapporto che mira a far sì che questa specifica forma di violenza diventi reato in tutta l’Unione Europea, dove è ancora legalmente ammessa in 14 Stati Membri e non nel nostro. E tuttavia, nemmeno l’Italia è assolta. Vediamo perché (continua…)
La spesa sanitaria privata è in costante aumento: nel 2020 è stata di 43 miliardi, nel 2019 era di 39,5 miliardi, nel 2005 era di 25 miliardi. In media nel 2019 ogni italiano (bambini compresi) ha speso di tasca propria 640 euro per curarsi. Di queste, almeno 400 euro (1.600 per una famiglia) sono servite per cure necessarie che avrebbero dovuto essere fornite dal sistema sanitario nazionale: prestazioni diagnostiche, curative, riabilitative o preventive, tra le quali si segnalano soprattutto le cure odontoiatriche, la fisioterapia, le visite specialistiche. 400 euro sono una media, perché in realtà la tassa non è stata pagata da tutti gli italiani ma solo da chi ha problemi di salute, che quindi ha pagato molto di più di 400 euro, soprattutto dalle persone di classe medio-bassa e bassa perché sono loro che si ammalano di più, infatti il 7,9% degli italiani (circa 4 milioni) ha rinunciato ad almeno una prestazione prescritta (in maggioranza cure odontoiatriche). Per il ricorso alla sanità privata, la principale causa delle lunghe attese e dei ticket è la scarsità di fondi di cui dispone il sistema sanitario pubblico: la spesa sanitaria pubblica nel 2019 è stata pari al 6,4% del PIL, una delle spese più basse della UE . In questi decenni, lo slogan “meno tasse” in realtà ha significato “meno tasse a ricchi e benestanti, perciò se lo Stato ha meno entrate e inevitabilmente taglia la spesa e la prima a essere tagliata è quella per i servizi sociali (sanità, politiche sociali, istruzione, trasporti pubblici ecc.). Clicca qui.
Grazie ad una legge elettorale pericolosa ed alle lacerazioni fra le forze politiche democratiche e di sinistra in piena campagna elettorale, la destra a trazione postfascista ha vinto in parlamento perché con la minoranza dei voti ha ottenuto più della maggioranza assoluta dei seggi. Ma la maggioranza dei voti non è andata a queste destre; da questa grande parte della società, dai democratici, da tutti gli antifascisti, deve nascere la forza da cui ripartire. Nel nostro Paese ci sono le forze intellettuali, morali e pratiche, laiche e religiose, per disegnare un orizzonte di cambiamento e per contrastare qualsiasi deriva oscurantista e nazionalista. Eppure tali forze non potranno vincere se con i fatti non si riconquisterà la fiducia e la partecipazione popolare, se i ceti popolari non si sentiranno e non saranno davvero e finalmente rappresentati dalla politica attraverso la difesa dei loro interessi e il soddisfacimento dei loro bisogni sociali. Solo così si può riconquistare il consenso attivo e consapevole di tanti elettori che hanno disertato le urne ed anche di tanti elettori che, pur non essendo né fascisti né postfascisti, hanno dato fiducia alle sirene sovraniste. Clicca qui.
Prendendo le distanze da certo ambientalismo razzista xenofobo e neofascista, per l’Italia c’è chi afferma autorevolmente (clicca qui) che “Erroneamente la causa ambientalista è fatta passare per uno degli asset ideologici della sinistra,” mentre “L’ambiente non è di destra né di sinistra. E se è vero che è mancata una collaborazione tra destra e i temi ambientali, etichettare i conservatori come negazionisti del cambiamento climatico è sbagliato”. “Diciamo sì al profitto, ma solo nel rispetto dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani e dell’ambiente”. Il “nemico” del conservatorismo ambientale è senz’altro, nelle parole degli ambientalisti di destra, quella che viene definita un’ideologia ambientale “de-umanizzata, globalista, antinazionale, secolarizzata”, a favore di interventi legislativi dall’alto e sovranazionali e di una riconversione industriale radicale e a scapito dei lavoratori e delle identità nazionali. I ragazzi dei Fridays For Future (e ancor più quelli di Extinction Rebellion) finiscono nel mirino, per manifestazioni definite “sessantottine” e ideologiche, a cui la destra contrappone “un’educazione culturale ed educativa che nasca dalle scuole e dalla famiglia”. Invece l’ambientalismo di destra è senz’altro un ambientalismo che ha le sue radici nel cattolicesimo, mentre papa Francesco è accusato di “flirtare”… con culture pagane.
La vera transizione ecologica deve passare attraverso l’abbandono dei progetti inquinanti e obsoleti come le 120 infrastrutture a fonti fossili in valutazione presso il Mite. E bisogna smetterla di parlare di nucleare. Clicca qui cento proposte di riforme e interventi per la prossima legislatura suddivise in 20 ambiti tematici: dalle politiche climatiche all’economia circolare, dalla mobilità all’agroecologia, dall’inquinamento delle acque allo smog, dalle aree protette alla tutela della biodiversità, dalla riconversione industriale al turismo, dalle politiche sulle città ai piccoli comuni, dalle bonifiche dei siti inquinati alla lotta all’illegalità, dalla rigenerazione urbana alla ricostruzione post terremoto, fino alla scuola, solo per citarne alcuni. Al centro: la lotta alla crisi climatica, l’innovazione tecnologica, il lavoro, l’inclusione sociale e tre fari a cui guardare: Europa, riconversione ecologica del tessuto produttivo, giusta transizione. Gli interventi in questione si traducono in nuove leggi da approvare, come ad esempio quelle sull’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, sul consumo di suolo, sul riordino dei bonus edilizi, in materia di lotta alla gestione illecita dei rifiuti, alle illegalità lungo le filiere agroalimentari, e per la tutela della fauna e della flora protette; semplificazioni; velocizzazione degli iter autorizzativi a partire dagli impianti a fonti rinnovabili e dell’economia circolare; approvazione di decreti attuativi mancanti, da quelli sull’end of waste per il riciclo a quelli della legge di recepimento della direttiva RED II sulle rinnovabili, sull’agricoltura biologica o sui controlli del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA), solo per citarne alcuni. E poi, non ripetere gli errori del governo Draghi … (continua).
Per cessare il fuoco, la proposta di Elon Musk è quella a cui abbiamo sempre pensato all’inizio della guerra, anzi ad evitarla.
1) L’autodeterminazione. Dunque, effettuare nuovamente i referendum nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia sotto la supervisione dell’Onu, così da fugare ogni dubbio avanzato dall’occidente circa la loro validità. Eventualmente la Russia dovrà andarsene se questa è la volontà del popolo.
2) Il riconoscimento.Riconoscere formalmente la validità del referendum del 2014 dunque la Crimea come parte della Russia, come lo è stata dal 1783 (fino all’errore di Krusciov del 1954).
3) La neutralità. L’Ucraina continui a stare fuori dalla Nato, neutrale.
La proposta di Musk supera realisticamente quella di Peppe Sini, peraltro in gran parte condivisibile come analisi storica e politica. Clicca qui il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera”
Nel disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo, il metodo politico-aziendale dello scaricabarile,adottato in Piemonte per le indagini epidemiologiche e ambientali, (clicca qui) è ovviamente in auge –abbinato- anche per la bonifica del martoriato territorio alessandrino. Infatti, il procedimento penale avviato nel lontano 2008, e conclusosi nel 2019 in Cassazione con una ultimativa sentenza di risanamento a spese della multinazionale belga, non è mai sfociato in vera bonifica: neppure per quanto riguarda le falde avvelenate da cromo esavalente e altri ventuno tossicocancerogeni, men che meno per le emissioni in atmosfera di cloruri e cloroformi neanche considerati in sentenza, anzi, né con l’emergere dell’inquinamento acqua-aria-suolo e nel sangue dei pfas Pfoa C6O4 ADV.
Monica Gasparini, sul giornale Il Piccolo di Alessandria, professionalmente elenca i passaggi politico-burocratici che le fanno dubitare: si vuole davvero bonificare il polo chimico? La procedura infatti è l’ideale corsa ad ostacoli per inciampare la bonifica.
Lo scaricabarile della bonifica. Entro la fine dell’anno è tutt’altro che sicuro che sia conclusa la fase della “caratterizzazione “(ricerca sul campo degli inquinanti che superano i limiti di legge) che restituirebbe una fotografia certa (?) delle matrici ambientali coinvolte (suolo superficiale e profondo e acque sotterranee). Una volta (eventualmente) conclusa, i dati verrebbero elaborati e quindi si passerebbe all’ “analisi di rischio” che a sua volta dovrebbe essere presentata entro sei mesi dal termine di caratterizzazione. L’analisi di rischio si presterebbe ad una prolungata elaborazione di dati, cioè un calcolo matematico che permetterebbe di capire se nell’area interessata dal disastro ambientale c’è un rischio per i bersagli della contaminazione (ad esempio ambiente popolazione lavoratori bambini). Se i risultati diranno (come è ovvio che dicano) che siamo di fronte a un rischio allora, riprendendo lo scaricabarile, chi ha inquinato, cioè la stessa Solvay dovrebbe elaborare e progettare la bonifica. Lo farebbe col dovuto comodo (pardon: con certosina paziente diligenza) e la prospetterebbe “dialetticamente” al vaglio della Conferenza dei servizi (cui fanno parte gli amiconi di comune provincia asl e arpa). Come non bastasse, sarà, poi, il comune ad approvare il progetto con eventuali prescrizioni, definendo i tempi eccetera eccetera.
Rosamaria Gatti è la dottoressa che materialmente ha effettuato i prelievi di sangue alla ricerca dei PFAS, casa per casa di Alessandria e Spinetta Marengo, famiglia per famiglia, quando i giornalisti della TV belga sono arrivati per realizzare il film-documentario e l’indagine ematologica concordati con Comitato Stop Solvay e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Indagine, dell’Università di Liegi, che ha fornito risultati devastanti di contaminazione del sangue di cittadini e lavoratori della Solvay. La dottoressa Gatti si è prestata a contribuire a questa indagine stupita -scandalizzata, traduciamo noi- che non sia stata compiuta dagli Enti pubblici. L’ha eseguita con sensibilità rara, preoccupata a spiegare alle persone che per loro questi prelievi potevano significare una condanna di malattia. In fondo, ho solo onorato il giuramento di Ippocrate: insegna a certi colleghi Rosamaria Gatti in questa intervista (clicca qui) a Monica Gasparini professionalmente all’altezza dei tempi migliori del bisettimanale locale Il Piccolo.
Annunciato un piano d’azione per mettere al bando ai sensi del regolamento Reach circa 7mila sostanze chimiche tra cui Pfas e Bisfenoli, entrambi prodotti e usati dalla Solvay di Spinetta Marengo. Il nuovo piano prevede una regolamentazione per gruppo di sostanze: in modo che la sostanza più dannosa di una famiglia chimica definisca restrizioni legali per l’intera famiglia. Con questo nuovo approccio si dovrebbe porre fine ad una pratica industriale molto usata, ovvero quella di modificare leggermente le formulazioni chimiche per eludere i divieti.
Un piano d’azione ambizioso ma di là da venire quello della Commissione europea perché, come dimostra la Solvay in Italia, l’opposizione dell’industria chimica è tetragona. Infatti, il fatturato è da capogiro: 543 miliardi di euro all’anno. Numeri che fanno di quella chimica la quarta industria più grande dell’Ue. Ma è anche quella cui si deve l’impatto più grande sull’inquinamento. Di proprietà di alcuni degli uomini più ricchi e potenti d’Europa, ha anche un grande potere di lobbying. Tutti ricorderanno, a partire dagli alessandrini proprio per il polo chimico di Spinetta, gli sforzi dell’industria (caduti nel vuoto, per fortuna) di evitare la messa al bando del biossido di titanio, ed è da prevedere che l’industria farà di tutto per modificare (in peggio) anche il piano presentato dalla Commissione Europea, innanzitutto menando il can per l’aia, ovvero opponendo un muro di gomma, come sta facendo Solvay per ostacolare e ritardare la chiusura delle produzioni dei Pfas.
Dalle schiume antincendio agli imballaggi alimentari e ai tessuti, i prodotti chimici PFAS sono ampiamente utilizzati per le loro proprietà antiaderenti e resistenti all’acqua. I problemi di salute per assorbimento di Pfas preoccupano gli scienziati in particolare per i giovani il cui peso corporeo inferiore e lo sviluppo sensibile possono comportare una maggiore minaccia per la vita. Studi si sono concentrati sul contatto con i Pfas quando si indossano le uniformi scolastiche specificamente commercializzati come resistenti alle macchie. Nel Regno Unito, l’ente di beneficenza ambientale Fidra ha condotto una campagna per informare i rivenditori sulla presenza di PFAS nelle uniformi scolastiche e ora tutti i principali rivenditori vendono i loro vestiti con “marchio senza PFAS”. La scelta di eliminare i PFAS dall’abbigliamento e dai tessuti sta prendendo il passo con la California che interrompe la vendita dal 2025. Anche l’UE sta esaminando un divieto. Lo studio è stato pubblicato in Environmental Science and Technology Letters .
Se avete avuto un figlio negli ultimi 5 anni, c’è un’altissima probabilità che sia entrato a contatto con gli Pfas mentre era ancora nell’utero. In questo periodo, 40 studi scientifici indipendenti tra loro – rianalizzati da EWG, una ong statunitense – hanno analizzato oltre 30mila tessuti provenienti da cordoni ombelicali. Il risultato è disarmante e parla chiarissimo: tutti i campioni, nessuno escluso, avevano tracce di contaminazione da Pfas. L’esposizione precoce agli Pfas non è senza conseguenze. Sedici di questi studi recenti hanno trovato un collegamento tra l’esposizione a queste sostanze chimiche e alterazioni dei lipidi del sangue del cordone ombelicale. Gli Pfas sono anche stati collegati a danni allo sviluppo fetale e infantile. In almeno 14 di questi studi, poi, è stato possibile stabilire un collegamento tra le tossine nel sangue del cordone, la rilevazione di queste stesse sostanze più tardi durante l’infanzia e un aumento del rischio di impatti sulla salute durante l’età adulta attraverso l’alterazione degli acidi biliari. “La presenza di queste sostanze chimiche è una minaccia anche per le donne in gravidanza, che sono il primo contatto con gli Pfas prima che possano passare dall’utero al feto in via di sviluppo attraverso il cordone ombelicale”.
In questi giorni la Valle di Susa si è di nuovo ritrovata catapultata nella frenesia delle movimentazioni da parte di chi vuole il Tav. Trivelle, decine e decine di forze dell’ordine, spostamenti di materiali “sospetti” in gran segreto, strade bloccate. Sono 30 anni che lo ripetiamo e, oggi più che mai, in un momento di crisi sociale, climatica e politica, non vogliamo che il nostro territorio venga distrutto per diventare un corridoio di inquinamento invivibile, adatto solo più alla fantomatica narrazione del traffico di merci (dati parlano chiaro e tali flussi non sono minimamente previsti) e a chi vuole mettere le mani nel grande borsello del profitto. Clicca qui.
Nella Sala Georgievsky del Cremlino si è tenuta la cerimonia della firma degli accordi sull’ammissione in Russia, come da essi richiesto, della Repubblica popolare di Donetsk, della Repubblica popolare di Lugansk, della regione di Zaporizhia e della regione di Kherson, a seguito dell’esito dei referendum a favore della loro integrazione alla Russia, con la formazione di quattro nuove regioni, quattro nuovi soggetti costitutivi della Federazione Russa. Sotto gli occhi delle telecamere, in diretta tv, il presidente russo, Vladimir Vladimirovic Putin, ha firmato i decreti con i quali le Repubbliche popolari, passano sotto il diretto controllo di Mosca. Il capo del Cremlino ha toccato tre punti fondamentali: «I territori conquistati diventeranno russi per sempre»; «Kiev cessi le ostilità, noi siamo pronti a negoziare»; «L’egemonia dell’Occidente è finita per sempre: Da secoli i Paesi occidentali affermano di portare libertà e democrazia alle altre nazioni, è esattamente il contrario: invece della democrazia portano repressione e sfruttamento; invece della libertà schiavitù e violenza. L’intero ordine mondiale unipolare è intrinsecamente antidemocratico e non-libero, è ingannevole ed ipocrita in tutto e per tutto”. La Comunità internazionale compatta ha respinto il minaccioso discorso di Putin.
Un unico stato democratico per Palestinesi e Israeliani. Incontro con Jeff Halper sul suo ultimo libro.
Leggi sulla newslettera di Doriella&Renato, insieme alle altre iniziative della Valle Susa: Festival della nonviolenza, Obiezione di coscienza oggi, ecc.
Dal 1 gennaio 2008, l’Osservatorio nazionale di Bologna è l’unico in Italia che monitora realmente i morti sul lavoro. Chiuderà alla fine di quest’anno per il fallimento di questa iniziativa: cioè per l’insensibilità dello Stato, della Politica e di chi se ne dovrebbe occupare e non lo fa. Il numero REALE di morti è quello rilevato dall’Osservatorio: il 30% in più di quello falso diffuso da INAIL, in questi 15 anni invece sono morti complessivamente per infortuni oltre 20.000 lavoratori. Dall’inizio di questo anno sono morti 1186 lavoratori. Carlo Soricelli, fondatore dell’Osservatorio, scrive al presidente della Repubblica, clicca qui.