
Per dare concretezza alle manifestazioni di pace che chiedono il cessate il fuoco, da tempo abbiamo sostenuto come ipotesi di mediazione: 1) L’autodeterminazione. Dunque, effettuare nuovamente i referendum nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia sotto la supervisione dell’Onu, così da fugare ogni dubbio avanzato dall’occidente circa la loro validità. Eventualmente la Russia dovrà andarsene se questa è la volontà del popolo. 2) Il riconoscimento. Riconoscere formalmente la validità del referendum del 2014 dunque la Crimea come parte della Russia, come lo è stata dal 1783 (fino all’errore di Krusciov del 1954) 3) La neutralità. L’Ucraina continui a stare fuori dalla Nato, neutrale.
Ci riconosciamo perciò nell’appello (clicca qui) lanciato da un gruppo di diplomatici non più in servizio attivo, che chiede al governo italiano di farsi promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica mirante all’immediato cessate il fuoco e all’avvio di negoziati tra le parti al fine di pervenire:
1) al simmetrico ritiro delle truppe e delle sanzioni;
2) alla definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’ONU;
3) allo svolgimento di referendum gestiti da Autorità internazionali nei territori contesi.