Anche se, anche quando l’acqua torna pulita, i Pfas restano nel sangue.

Per eliminare i Pfas nel sangue, basta eliminare la fonte di esposizione, basta smettere di bere acqua contaminata di Pfas? Non basta: quando i Pfas sono entrati nel sangue ci restano: praticamente sono eterni. Il rischio di malattie è eterno. L’ha riconfermato una ricerca pubblicata nell’aprile 2025 sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology partendo dalla contaminazione di Hoosick Falls e Petersburgh, nello Stato di New York.
Allor quando eliminata la contaminazione (di Pfoa), la concentrazione di Pfas nel sangue è stata stimata dimezzata in circa 2,86 anni: circa 1,96 anni sotto i 18 anni e 3,55 oltre i 60. In altri studi, la media del dimezzamento (emitività) è risultata 3,8. Per altri Pfas: 5,4 anni.
Durante questo periodo, una volta filtrati dai reni, i PFAS tendono a essere parzialmente riassorbiti e legati alle proteine plasmatiche, e a permanere e ad accumularsi negli organi del corpo umano, ammalandoli. Di qui, gli effetti sulla salute: cancerogeni, aumento del colesterolo, alterazioni degli enzimi epatici, minore risposta anticorpale ai vaccini, esiti avversi della gravidanza, eccetera.
Dunque, anche quando cessa la contaminazione, anche quando dimezzato il Pfas nel sangue, gli effetti sanitari proseguono negli organi colpiti.

Partono le azioni collettive contro la multinazionale Solvay Syensqo.

I limiti tecnici del processo in sede penale (prossima udienza il 16 novembre), come ho più volte esaminato, fin dall’esito della sentenza di Cassazione del primo processo, sono insiti nei capi di imputazione che non chiedono risarcimenti per le Vittime e non chiedono la chiusura delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo nè determinano la bonifica integrale. Partendo da queste incontrovertibili constatazioni ho lavorato in questi anni, trovando avvocati e medici onesti e preparati. Così, alcuni fra noi, comitati e associazioni, abbiamo intrapreso in sede civile la Class Action Inibitoria per chiudere -ora- le produzioni di Solvay e mettere di fatto al bando i Pfas in Italia. Ora o mai più.
L’azione legale collettiva che, parallelamente, sosteniamo nella proposta in questa assemblea riguarda invece la Class Action Risarcitoria in sede civile perché appunto il processo penale non consente risarcimenti effettivi e sostanziali per le malattie e le morti delle Vittime, ma solo simbolici indennizzi psicologici (elemosine).
La proposta in questa assemblea è valida potenzialmente per 350mila cittadini della provincia, 100mila del comune di Alessandria, ma da subito a prescindere dalle cartelle cliniche disponibili, per quelle persone che già superano il migliaio, tra analisi pubbliche e private, alle quali in Alessandria è stata riscontrata la presenza di Pfas nel sangue. Orbene, chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato: (clicca qui e qui ). O è già affetto da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammalerà presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas.
Ad Alessandria, l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono i due strumenti complementari di tutela: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione; la seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto.
In Veneto, dove la class action inibitoria non avrebbe più senso, perchè Miteni di Trissino è già chiusa, 40 mila cittadini sono pronti in sede civile ad una class action collettiva risarcitoria da 2 miliardi di risarcimenti: chi presenta nel proprio siero concentrazioni di Pfas oltre i limiti di tolleranza stabiliti dalle autorità sanitarie, chi ha contratto patologie correlate all’esposizione ai Pfas, i proprietari degli immobili nelle aree contaminate, e i residenti che hanno subìto le conseguenze psicologiche legate alla paura di contrarre patologie. 
Innumerevoli gli esempi internazionali di class actions. Quella appena preparata in Francia clicca (https://www.rete-ambientalista.it/2026/05/19/a-lione-uno-dei-piu-grandi-processi-civili-deuropa-contro-i-pfas/ ) chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione.
Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento» (il procuratore generale della Cassazione).  E’ la nostra coerente posizione: inostri assidui frequentatori del Sito www.rete-ambientalista.it e i nostri oltre 43mila pazienti fruitori della mailinglist, infatti da decine di anni incorrono con frequenza nel nostro termine “Delitto Perfetto”. Scongiuriamolo finalmente ad Alessandria.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Altre spade di damocle sulla Solvay.

Il progetto europeo Scenarios finanziato dall’Europa con protagoniste 19 organizzazioni di dieci Paesi europei, oltre a Israele, Usa e Canada, scattato nel 2021, è terminato ufficialmente il 30 aprile 2026. Ma i dati, riferiti ai Pfas (Pfoa, C6O4 Adv) derivanti dal Polo Chimico di Spinetta Marengo, sono stati congelati all’informazione. Almeno fin dopo il 2027.  Imbarazzanti prove di accusa contro Solvay?  
“Non voglio essere allarmistico ma l’impatto di questi risultati avrà sicuramente dei risvolti a livello politico e medico-sanitario” (dunque giuridico n.d.r): non si sbottona oltre il professor Francesco Dondero, docente di Ecologia dell’Università Piemonte Orientale, che spiega gli enormi ritardi della divulgazione (oltre al boicottaggio di Solvay coprendosi col segreto industriale per C6O4 e Adv): “Dopo qualche mese per il completamento delle analisi (ADV) e per le rifiniture, per la pubblicazione dei dati, quando accettati da una Rivista scientifica,  trascorreranno altri  6-12 mesi. Stiamo parlando di tempistiche lunghe e, quindi, criticabili ma sarebbe auspicabile aspettare la conferma della pubblicazione. Ritengo sia doveroso essere prudenti nelle informazioni che restituiremo al territorio: stiamo parlando di dati che serviranno ai decision maker”.
Solvay, alle prese con pericolosi verdetti di conferenze di servizi e tribunali, per questa spada di damocle ha tirato un sospiro di sollievo (assieme ai politici). Pur incompleti della parte epidemiologica, si tratta in particolare di prelievi di sangue per misurare i livelli di PFAS e parametri ematici e raccolta di campioni di urina, che dovrebbero essere stati effettuati entro 3 km, tra 3 e 6 km e oltre 6 km dal polo chimico che scarica in aria acqua suolo Pfas e altri 20 cancerogeni. Si tratta di centinaia (340?) di Vittime esaminate tra le migliaia, che sanno che con pfas nel sangue sono o già affetti da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammaleranno presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas. Che perciò sanno che abbiamo avviato class actions collettive per mettere al bando i Pfas, chiudere le produzioni di Solvay.  E risarcire le Vittime.  
Infine, altra spada di damocle è l’inchiesta whitecollarcrimes di Luca Santa Maria, l’ex storico avvocato di Solvay. https://whitecollarcrimes.it/inchieste/il-burattino-e-il-burattinaio/

Insufficiente il monitoraggio Pfas della Regione.

Significativa l’assenza del sindaco di Alessandria.
L’Assemblea dei 29 Sindaci del Distretto Sanitario Asl Al di Alessandria e Valenza, affrontando il capitolo dell’emergenza Pfas, ritiene insufficiente il percorso enunciato dall’Assessorato regionale alla Sanità di presa in carico sanitaria delle popolazioni interessate e chiede che l’area interessata dal biomonitoraggio del sangue debba essere ampliata. 

Pfas, Solvay e Intelligenza Artificiale.

In quanto ancora secretata, c’è molta opacità nell’ AIA Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 5 agosto scorso dalla Conferenza dei servizi di Alessandria per lo stabilimento di Spinetta Marengo.  Per certo, i Pfas non sono stati messi al bando nella strategia Solvay Syensqo, e dunque in Italia (dove Solvay è monopolista).  A maggior ragione perché a livello internazionale se ne sospetta lo sviluppo nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale AI.  
Infatti, un nuovo rapporto dell’organizzazione ChemSec International Chemical Secretariat ha rilevato che molti dei principali produttori mondiali di PFAS stanno aumentando la propria capacità produttiva proprio grazie alla crescita delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. I PFAS vengono infatti utilizzati per gestire le enormi quantità di calore generate dalle apparecchiature presenti nei data center. Secondo il rapporto, grandi produttori chimici come il conglomerato giapponese Daikin, il gruppo francese Arkema e l’americana Chemours stanno sensibilmente aumentando (fino a tre volte) la produzione di PFAS in risposta alla crescente domanda proveniente dall’industria dei semiconduttori e dei data center. La multinazionale belga Syensqo non sarebbe, a Spinetta e Bollate, impreparata alla sfida dei  “fluidi dielettrici fluorurati”.    
Le principali fonti di domanda dei pfas sono tre: raffreddamento dei data center, produzione di semiconduttori e materiali per batterie agli ioni di litio.
Ebbene, all’origine c’è il grande consumo di acqua per i data center: i sistemi di raffreddamento più recenti stanno infatti iniziando a utilizzare sostanze chimiche fluorurate contenenti PFAS in alternativa all’acqua. La crescita dell’intelligenza artificiale, che sta accelerando lo sviluppo dei data center, potrebbe aumentare ulteriormente la domanda di PFAS, proprio perché le infrastrutture richiedono sistemi sempre più efficienti per dissipare il calore prodotto dalle apparecchiature.
Dunque si tratta di un appetitoso business per le multinazionali chimiche dei Pfas. Si pensi che, sempre secondo una analisi di ChemSec, i “forever chemicals” hanno generato circa 4 miliardi di dollari di profitti. Nel frattempo, la costruzione dei data center continua a crescere rapidamente: uno studio del 2026 della Building Owners and Managers Association (BOMA) ha rilevato che lo scorso anno i data center hanno rappresentato quasi il 46% delle costruzioni private, rispetto a meno del 5% di dieci anni prima, passando da 1,8 miliardi di dollari nel 2014 a 41,1 miliardi lo scorso anno.
Poco importa ai grandi produttori se, a fronte dei profitti, i costi sociali sono stimati in circa 17.500 miliardi di dollari l’anno, tra spese sanitarie, bonifiche e contaminazione delle acque e dell’atmosfera. I dati della “National Health and Nutrition Examination Survey” hanno rilevato PFAS nel sangue del 97% degli americani.
Il tema del raffreddamento dei data center è già diventato un ulteriore fronte di battaglia ambientale: le organizzazioni ambientaliste hanno presentato una lettera all’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, chiedendo di respingere la richiesta di Chemours di accelerare l’approvazione di un nuovo PFAS, Opteon 2P50, destinato proprio al raffreddamento dei data center. In Francia, quattro organizzazioni ambientaliste hanno avviato una causa contro Arkema e Daikin. In America, gli ambientalisti hanno di fronte Donald Trump.  In Italia, per la class action inibitoria contro Solvay, hanno Mario Draghi: che aveva ammonito: i Pfas sono indispensabili. Aiaiaiai AIA + AI

Livelli record di Pfas nel sangue.

Il segnale di allarme è preoccupante. Uno studio promosso dai Verdi in nove Paesi europei (tra cui l’Italia) di tutti i partecipanti alla campagna di analisi.  I risultati sono contenuti nel report PFAS levels in Europeans, presentato a Bruxelles. I campioni sono stati esaminati dall’ Istituto di medicina del lavoro del Policlinico universitario di Amburgo (UKE). L’interpretazione tossicologica è stata affidata alla Vrije Universiteit di Amsterdam.
Le concentrazioni sono le più alte mai documentate nell’essere umano. Il dato più preoccupante è che l’ultimo nato nella famiglia dei Pfas, il TFA (acido trifluoroacetico), spacciato dalla lobby chimica come “ancora più innocuo dei precedenti Pfas non cancerogeni”, è stato rilevato nel 100% dei campioni. La concentrazione mediana è di 21,2 nanogrammi per millilitro, contro 4,6 per la somma dei quattro PFAS “classici” (PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA). Il TFA rappresenta da solo oltre l’80% del carico totale di PFAS misurato nel sangue. Anche i PFAS più noti restano un problema: un partecipante su quattro supera la soglia di sicurezza fissata dall’EFSA per i quattro PFAS storici.
Il TFA, è il più piccolo (a catena ultracorta) ma perciò anche il più mobile e stabile in acqua e aria, e dunque il più pericoloso della famiglia Pfas.

Hai Pfas nel sangue? Donalo.

Quanti hanno nel sangue i cancerogeni e tossici Pfas, almeno si consolino facendo del bene un poco  a sé e tanto al prossimo: la donazione periodica di sangue intero o di plasma contribuisce a diminuire, rispettivamente del 10% e del 30% in un anno, la concentrazione di PFAS nel corpo umano.
Per i donatori il beneficio è convalidato da studi scientifici, tra cui una ricerca pubblicata su JAMA e condotta dalla Macquarie University di Sydney.
 Ma per i riceventi la donazione? Quale è la sicurezza?  Secondo “Centro Nazionale Sangue” e SMITI (Società Italiana Trasfusionale di medicina e Immunoematologia), nella situazione di emergenza “la quantità di PFAS presente in una singola donazione è minima e il beneficio clinico per i pazienti che ricevono trasfusioni o emoderivati supera nettamente i potenziali rischi”. Non sono stabiliti divieti o soglie limite di PFAS per la trasfusione.
Quanto meno sarebbe auspicabile che la donazione non sia ripetuta per lo stesso paziente. O che nel sangue del ricevente non siano già presenti PFAS.  Ma ciò è impossibile da appurare in quanto sulle etichette delle sacche di sangue non è indicata la presenza di PFAS perché i servizi trasfusionali non effettuano test per rilevare i PFAS o altri inquinanti ambientali sui donatori (ai quali non viene chiesta l’informazione del rischio). E’ una questione di costi perché questi esami richiederebbero analisi tossicologiche complesse e specifiche: una scelta ingiustificabile soprattutto nei territori ad alto rischio (es. Alessandria e Vicenza).

Ultimatum pfas alla Regione Liguria.

“Esame non eseguibile presso la nostra struttura”: l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Clinica Endocrinologica, prof. Diego Ferone, non effettua controlli periodici -ripetutamente sollecitati nel corso degli anni- dei dosaggi nel sangue dei Pfas neppure ai propri pazienti oncologici, costretti a sobbarcarsi i costi presso altra struttura universitaria non regionale.
A questa grave omissione sanitaria della Regione Liguria la “Rete dei Comitati Liguria” chiede di rimediare entro 120 giorni tramite un Piano straordinario di biomonitoraggio PFAS, con risorse dedicate nel bilancio regionale 2027, che coinvolga ASL, ARPAL e San Martino, con prelievi ematici volontari e gratuiti.
Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, con Sito e mailinglist a oltre 43mila utenti, facendo costante riferimento al disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo, negli anni ha denunciato l’esigenza ambientale e sanitaria della Liguria a guida Toti-Bucci e richiamato le altre forze politiche a sollevarsi dalla propria inerzia:  
<<La Liguria è una delle regioni con maggiore diffusione della contaminazione da Pfas nelle acque potabili. A Genova, i livelli di Tfa (acido trifluoroacetico) raggiungono il massimo di 126,4 ng/L, il dato più alto regionale, mentre il parametro “Somma di Pfas” tocca i 13,8 ng/L, collocando il capoluogo al quinto posto tra i comuni liguri monitorati. Nella classifica regionale, Rapallo registra il valore più alto per il parametro “Somma di Pfas”, con 28,6 ng/L, seguito da Albenga (25,7 ng/L) e Sarzana (25,6 ng/L). Il dato relativo al Pfoa (acido perfluorottanoico) pone invece Rapallo al primo posto con 20,7 ng/L, mentre Genova si attesta a 12,3 ng/L. Anche il Pfos (acido perfluorottano sulfonico), classificato come possibile cancerogeno, è stato rilevato con valori significativi, inclusi 1,5 ng/L a Genova e Albenga, e un massimo regionale di 4 ng/L a Imperia​​​. La Liguria, insieme a Trentino-Alto Adige e Veneto, è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di campioni contaminati, raggiungendo il 100% dei punti monitorati. Rispetto al parametro “Somma di Pfas”, Rapallo si colloca tra i comuni con le concentrazioni più elevate in Italia, accanto a città come Milano, Arezzo e Perugia, evidenziando una distribuzione critica delle sostanze chimiche lungo tutta la regione​​​.>>

Contaminazioni Pfas nell’aria anche tra Verona e Brescia.

La presenza di Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche note come “inquinanti eterni”, non riguarda solo l’acqua e gli alimenti, ma si estende anche all’aria che si respira. A certificare la presenza di Pfas nell’aria sono i risultati delle analisi chimiche indipendenti commissionate dalla Rete Zero Pfas Italia ed eseguite da laboratori accreditati che hanno rilevato la presenza di queste molecole tossiche nella polvere raccolta sui balconi e nei cortili scolastici in Veneto e in Lombardia. In particolare a Legnago (Verona), in un’area vicina all’impianto Chemviron in via Togliatti e a sensibili punti di riferimento come il cimitero e la scuola Ungaretti, e sono proseguite in provincia di Brescia, nello specifico a Nuvolera (via Galilei).

I dati emersi dai rapporti di prova delineano un quadro preoccupante. Nel veronese le concentrazioni rilevate nelle polveri mostrano la presenza di Pfba (la molecola a quattro atomi di carbonio) e di altri Pfas a catena più lunga con valori compresi tra 11 e 54,1 microgrammi per chilo. Risultati ancora più elevati sono stati registrati a Nuvolera (Brescia), dove hanno raggiunto rispettivamente picchi di 28,4, 148,8 e 1069,6 μg/kg. Tra le molecole individuate spicca il Pfoa, classificato come cancerogeno certo dallo Iarc.

Ad Arpa Verona era stata fatta richiesta di ricercare i Pfas nell’aria che esce dai camini della Chemviron di Legnago perché  queste analisi non sono state fatte come si deve: le rassicurazioni omettono dati del Noe e nell’area mancano le centraline richieste da anni alle autorità. Zero Pfas Italia denuncia: “Se le analisi aggiornate dei Pfas presenti nell’aria non sono disponibili, ce le facciamo noi”.

I campionamenti si sono resi necessari per colmare una lacuna normativa e di trasparenza: ad oggi, infatti, non esistono limiti istituzionali per il rilascio in aria dei Pfas stabiliti dagli enti pubblici.

Accanto all’aria, restano critiche anche le matrici idriche. Già la scorsa estate, i dati in mano alla rete segnalavano per Bassano del Grappa e Creazzo (Vicenza) concentrazioni di “Pfas totali” superiori ai cento nanogrammi al litro, valori al limite dei parametri vigenti e ritenuti insoddisfacenti dai comitati.

La questione dei Pfas rappresenta un’emergenza estesa a tutta Europa. Durante un vertice organizzato dall’European Environmental Bureau (Eeb) a Bruxelles, attivisti provenienti da diversi Paesi e colpiti dalla contaminazione hanno denunciato le stesse criticità: residenti con abitazioni a ridosso dei poli chimici, gravi patologie riscontrate nelle comunità locali e il rifiuto da parte delle pubbliche amministrazioni di avviare screening sul sangue o di rendere accessibili i dati ambientali.

PFAS-free per le friggitrici.

Precauzionalmente, nella scelta d’acquisto delle friggitrici ad aria occorre riflettere sulle etichette che riportano la dichiarazione “Pfas free”: l’assenza di PFAS (quali? tutti?) nelle superfici interessate alla cottura, nelle parti sottoposte quotidianamente a calore e contatto con gli alimenti, cestello, piastra, camera di cottura. I materiali alternativi di rivestimento sono ceramica, vetro borosilicato, acciaio inossidabile. 
Secondo i test di Altroconsumo, le normali friggitrici ad aria in commercio rispettano le regole europee e non rilasciano PFAS dannosi durante l’uso standard. Il PTFE (come il Teflon) è stabile alle normali temperature di cottura delle friggitrici (180–230 °C). I rischi di rilascio iniziano solo se si superano i 300–360 °C o se il rivestimento è fortemente graffiato.

Le aziende non assumono i lavoratori con disabilità.

Le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori che subiscono a propria volta una legge oramai anacronistica e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità, ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì… continua cliccando  Alcune ragioni per cui le aziende private non assumono lavoratori con disabilità.

La giustizia è uguale per tutti.

Era riuscito a entrare nel cortile di un palazzo di Alessandria e stava cercando di segare la catena che teneva una bicicletta ancorata alla rastrelliera. I rumori e i suoi movimenti, però, non sono passati inosservati ad alcuni residenti. L’uomo ha lasciato perdere la bicicletta e ha cercato di fuggire, liberandosi lungo il percorso degli arnesi utilizzati per il tentativo di furto. Sul posto sono arrivate rapidamente le pattuglie della Squadra Volanti della Questura di Alessandria, che hanno preso in consegna l’uomo. I poliziotti hanno recuperato gli oggetti abbandonati durante il tentativo di fuga, poi sottoposti a sequestro. Per l’uomo è quindi scattato l’arresto in flagranza con l’accusa di tentato furto aggravato, successivamente convalidato dall’Autorità giudiziaria.
Le cronache non hanno fornito il nome dell’uomo. Noi possiamo rivelare che non ha tentato di chiamarsi Roberto Formigoni o solo di richiamarsi a Roberto Formigoni per evitare l’arresto in flagranza (Formigoni è entrato in carcere solo dopo anni e anni con sentenza definitiva -5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione- e dopo appena 5 mesi gli sono stati concessi i domiciliari, comunque senza il sequestro degli arnesi utilizzati).
Neppure l’uomo è riuscito a darsi alla fuga in Tunisia come Bettino Craxi dopo aver collezionato due condanne definitive per reati legati alla corruzione finanziaria dello Stato, per un totale di 10 anni di reclusione, comunque senza sequestro degli arnesi utilizzati.   
Anche il giudice, che ha convalidato l’arresto in flagranza e sequestrato gli arnesi (il seghetto), non ha concesso all’uomo il tempo interminabile per elencare altri casi storici e politici celebri in Italia legati a condanne definitive per la gestione illecita di denaro pubblico.

Meloni in aiuto di studenti e personale scolastico.

Alle proteste del mondo della scuola il governo prima ha promesso un piano “da 1,5 miliardi di euro” per ristrutturare gli edifici, poi se n’è uscito con 20 milioni orgogliosamente rivendicati: una somma ridicola per 60.000 aule. Infatti, il ministero dell’Istruzione ha deciso di riconoscere un fondo di 3.153,57 euro a 6.342 istituzioni scolastiche statali “ammesse e finanziate per l’acquisto, l’installazione e la messa in funzione di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il comfort microclimatico degli ambienti e delle aule didattiche”.
Su 61.308 edifici scolastici censiti in Italia solo 3.966 risultano dotati di condizionatori, appena il 6,45% del totale. Per altri 24.888 edifici i dati non sono disponibili, mentre per 32.462 i condizionatori non ci sono. Insomma, in oltre il 93% degli edifici la refrigerazione non è garantita.
D’altronde Meloni cosa poteva fare di più? Anche potendo installare condizionatori in tutte le aule, le reti elettriche delle scuole non reggerebbero il carico perché gran parte sono davvero vecchie e mai rimesse in sesto. Da qui, la necessità di un piano di interventi di edilizia straordinaria nelle scuole italiane che nessun ministero, tanto meno quello diretto da Valditara, ha mai tentato di mettere in pratica. Per il momento, gli alunni italiani possono ricorrere al ventaglio. Forse ne esce uno per ogni studente.

Studenti e insegnanti in rivolta.

I giovani dei licei e universitari rivendicano il loro diritto allo studio, esprimono malcontento per la mancanza di insegnanti, denunciano la cattiva gestione del calendario delle lezioni e il sovraffollamento delle classi. Chiedono più risorse per l’educazione, edifici ristrutturati, materiale didattico, assistenti sociali e semplicemente condizioni di studio “decenti”. Gli studenti uniscono la loro rabbia a quella degli insegnanti che, come tutti i dipendenti pubblici sono anche loro in lotta contro i tagli previsti dal progetto di legge di bilancio per il 2027. Alla rivolta in corso in Francia non si riscontrano imitazioni in Italia.

A proposito di elezioni. Non è meglio un “Fronte per la democrazia”?

Piuttosto che “programma e campo largo”, non è meglio un eccezionale e irripetibile “Fronte per la Costituzione”? Che va dal PD a Potere al popolo? Infatti, un programma raffazzonato, un campo troppo stretto o troppo largo, primarie divisive, con un candidato premier stiracchiato: non consentirebbero l’indispensabile recupero dell’astensionismo protagonista del miracolo del referendum giustizia grazie alla rete dell’impegno civico. Clicca qui.
Enunciato il principio, praticamente in cosa consisterebbe questa “Rete dell’impegno civico”, questo “schieramento di forze grandi e piccole, parlamentari e non”, volontariato? terzo settore? che dovrebbe progettare e formare il “Fronte per la Costituzione”, nel quale appunto “i partiti dovrebbero attenersi ad un atteggiamento quasi collaterale”? Basta indicare, come “capo coalizione, un autorevole e noto costituzionalista”?

A proposito di programmi elettorali.

 IL 17 ottobre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale per chiedere
di aumentare stipendi e pensioni, cancellare i contratti precari,
contrastare il lavoro povero e il divario retributivo tra donne e uomini; una riforma più equa del fisco, ridurre il carico fiscale su salari e pensioni; tassare
extraprofitti, rendite e grandi ricchezze;  portare il finanziamento
della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l’istruzione al 5%;
investire in una vera politica industriale e guidare la transizione
ecologica creando buona occupazione; no all’aumento della spesa
militare; difendere il diritto di manifestare democraticamente,
garantire gli spazi sociali, abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione; difendere l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei
diritti, l’unità del Paese; promuovere la rappresentanza e la partecipazione democratica.

Mobilità per persone cieche e ipovedenti.

Verrà presentato il 30 settembre a Roma un progetto nazionale Un progetto nazionale per favorire la mobilità delle persone cieche e ipovedenti che punta a favorire gli spostamenti e la mobilità delle persone cieche e ipovedenti per lavoro e per attività sportive, iniziativa che vedrà collaborare l’azienda globale Uber, l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi.) 

Prevenire la guerra è prevenzione primaria dei danni alla salute.

La guerra non rappresenta soltanto un problema politico, militare o umanitario: è uno dei più gravi determinanti evitabili di morte, malattia, distruzione ambientale e disuguaglianza. Il documento di ISDE https://www.isdenews.it/isde-italia-prevenire-la-guerra-e-prevenzione-primaria-dei-danni-alla-salute/ propone di guardare ai conflitti anche attraverso la lente della sanità pubblica. Le conseguenze, infatti, vanno molto oltre le vittime direttamente provocate dalle armi: la distruzione dei sistemi sanitari e delle infrastrutture civili, l’interruzione delle cure, la fame, le migrazioni forzate, i traumi psichici, l’impoverimento e la disgregazione delle reti sociali possono produrre effetti che durano per anni e coinvolgono anche le generazioni successive. 

Corsa alle guerre: corsa al collasso climatico.

Mentre l’olocausto nucleare è “facoltativo”, nelle mani di poche persone o di un solo Stranamore, la catastrofe climatica, nel suo procedere sempre più rapido, appare quasi “ineluttabile”. Dipende ovviamente anch’essa da decisioni umane, che fanno capo a un numero molto ampio di individui al vertice di molte istituzioni – imprese, banche, Stati, eserciti, media, centri di ricerca, Università – tutti legati tra loro in una rete di rapporti che rende difficilmente praticabile e comunque inefficace disertarla.
 
Il pretesto è la guerra per difesa. Difesa di chi? E da chi? Il governo di Israele ritiene che il diritto di Israele a difendersi possa e debba arrivare fino al genocidio, allo sterminio di un intero popolo: con le armi, la fame, le malattie, la mancanza di igiene, la debilitazione fisica e mentale di adulti e bambini. Se invece, come ritengono i più, il diritto a difendersi (dal genocidio) spetta ai palestinesi? 
Difesa dell’Ucraina. Se e quando la guerra cesserà, l’Ucraina non vivrà una felice ricostruzione. Si ritroverà distrutta e inquinata, in mano agli oligarchi e alla corruzione che Zelenski aveva promesso di abolire e che la guerra non ha fatto che ingrassare. Prigioniera in una Europa di un’economia di guerra, in un contesto ulteriormente degradato dalla crisi climatica, ormai priva degli antidoti di mitigazione e adattamento che il mondo ha deciso di obliterare per dare la priorità alle loro guerre.
 
L’opposizione al riarmo, alle guerre e al reclutamento, emersa in sondaggi che hanno deluso e contraddetto le aspettative dei governi lanciati nella corsa al “riarmo”, è forse la leva principale per contrastare la corsa parallela alla catastrofe climatica. Clicca qui.
 
Le guerre? Un “gioco” inventato dai ricchi dove si vince sulla pelle dei poveri. Disertare?

Organizziamo i disertori.

“Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Organizzeremo i disertori” sono le parole di Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici. Per giustificare la retorica bellicista dicono alcuni: ma allora non avremmo dovuto prendere le armi contro i nazi-fascisti? Strano che a chiederlo siano spesso dei nazi-fascisti. Come è strano il fatto che ad accusarci di antisemitismo siano i discendenti politici di chi sterminò gli ebrei. La verità è che il riarmo europeo non ha niente a che fare con la Resistenza. In Francia come in Italia la Resistenza fu opera di coloro che disertarono le armate nazionali. I partigiani erano disertori che dovevano sopravvivere alla guerra cui non volevano partecipare. Per disertare talvolta occorre resistere, talvolta i disertori sono costretti a prendere le armi. Perchè contro i disertori il nazionalismo vince: ricapitoliamo la lezione del secolo passato. Clicca qui.

Per Solvay al primo posto sicurezza e salute.

Nella Safety Week, i vigili del fuoco dimostrano agli studenti interventi per la sicurezza.  
La casa madre Solvay, con sede a Bruxelles, fa molto affidamento sull’immagine. Tant’è che la propaganda in Italia è indirizzata direttamente dai “country manager”: Raffaele Calabrese De Feo per Solvay e Francesco Luccisano per Syensqo.  Tant’è che nei due stabilimenti l’immagine dei due direttori è ingentilita da due volti femminili: a Spinetta Marengo da Mirian Arca e a Rosignano da Maria Rita Maresca.
Solvay coinvolge nel territorio gli studenti delle scuole superiori di Rosignano e Cecina tramite incontri e workshop, coinvolgendoli in attività pratiche e dimostrazioni dedicate alla gestione delle emergenze antincendio. L’edizione 2026 ha approfondito il “Life Saving Rules” (Regole Salvavita), la responsabilità individuale e collettiva nella prevenzione degli incidenti e l’equilibrio tra vita privata e lavoro.
La parola d’ordine è stata: “La sicurezza non è soltanto un obiettivo aziendale, un traguardo, ma un valore che accompagna ogni nostra attività, che mette al centro le persone per una cultura della prevenzione sempre più solida e condivisa. Insomma una missione”.
A Spinetta Marengo, che è nell’occhio del ciclone per il disastro sanitario e ambientale, l’impegno economico per la propaganda è maggiore. Così Syensqo sul territorio di Alessandria sta puntando molto sull’università: https://www.rete-ambientalista.it/2026/09/25/la-missione-per-cui-e-nata-syensqo/ . Ma la missione è la stessa: “Migliorare la qualità della vita delle persone è la missione per cui è nata Syensqo”.

Alessandrini vittime sacrificali. Il Rapporto ONU.

Alessandria, con il polo chimico Solvay di Spinetta Marengo, è in cima all’elenco ad essere dichiarata “zona di sacrificio” in particolare per l’inquinamento da Pfas. Come tale è trattata specificatamente negli studi di sociologia: i recenti libri “Tossicità” e “Vite contaminate” https://www.rete-ambientalista.it/2026/09/29/vite-contaminate-e-tossicita-a-spinetta-marengo/ .
 Cosa si intende per “zona di sacrificio”? Un’area geografica permanentemente modificata e danneggiata da gravi alterazioni sanitarie ed ecologiche di inquinamento industriale, contro la volontà delle comunità locali, che ne pagano il prezzo in termini di salute e diritti umani.
Infatti, l’inquinamento da Pfas rientra nella definizione ONU di “territorio fortemente contaminato dove la popolazione vulnerabile subisce conseguenze sanitarie drammatiche e violazioni dei diritti fondamentali a causa di sostanze tossiche”. Secondo il nuovo rapporto “Forever chemicals and human rights”, predisposto dal Relatore speciale delle Nazioni Unite, Marcos Orellana, che a Spinetta ha fatto un sopralluogo,  i PFAS non solo rappresentano un problema di contaminazione ambientale e di sanità pubblica, ma anche mettono in discussione diritti fondamentali come il diritto alla vita, alla salute, a un ambiente pulito e sicuro, a condizioni di lavoro salubri e all’accesso alla giustizia.
Il Rapporto parla esplicitamente di “sacrifice zones”, zone di sacrificio, nelle quali, come a Spinetta, il produttore disponeva, dagli anni ‘90 di studi che indicavano i rischi sanitari derivanti dai PFAS (Pfoa), senza tuttavia rendere quelle informazioni disponibili al pubblico, ai lavoratori e alle autorità. O nelle quali, come a Trissino, gli abitanti hanno scoperto la contaminazione soltanto molti anni o decenni dopo l’inizio dell’esposizione. Ovvero le preoccupazioni manifestate dalle comunità sono state sottovalutate dall’ inazione delle autorità fino a quando monitoraggi indipendenti, inchieste giornalistiche o procedimenti giudiziari non hanno confermato l’esistenza del disastro.
Secondo le stime richiamate nel Rapporto, dodici produttori concentrano gran parte della produzione mondiale di PFAS e realizzano complessivamente profitti nell’ordine di 4 miliardi di dollari, mentre soltanto in Europa i costi sanitari associati alla contaminazione vengono stimati fra 52 e 84 miliardi di euro l’anno. A questi si aggiungerebbero circa 238 miliardi di euro per la depurazione delle acque e i costi della bonifica dei circa 17.000 siti contaminati censiti.  Non esistono tecnologie efficaci e applicabili su larga scala in grado di eliminarli dagli ecosistemi contaminati e gli effetti delle emissioni possono protrarsi per decenni, secoli o perfino millenni. Dunque è il sovvertimento del principio “chi inquina paga”. Le Vittime, che non hanno mai ottenuto risarcimenti, non possono che avviare CLASS ACTION in sede civile.
Il documento, datato 6 luglio 2026 e destinato alla 63ª sessione del Consiglio ONU per i diritti umani, sostiene che i PFAS, forever chemicals, “sostanze chimiche eterne”, costituiscono una “profonda minaccia” per i diritti umani e per l’ambiente e chiede agli Stati di vietare immediatamente tutti gli usi non essenziali, adottando contemporaneamente misure urgenti per controllare queste sostanze e prevenirne ulteriori emissioni. Gli Stati non interverranno mai, neppure per la suddetta blanda ingiunzione: che non è la messa al bando totale.
Per la messa al bando, perciò, ad Alessandria è necessaria CLASS ACTION INIBITORIA in sede civile. La quale evita definitivamente il rischio della cosiddetta “regrettable substitution”, cioè la sostituzione di una sostanza PFAS vietata con un’altra appartenente alla stessa famiglia e potenzialmente altrettanto persistente e pericolosa. Come purtroppo è per Spinetta Marengo l’attuale programma di Solvay Syensqo confortato dalle Autorità. Che chiedono a cittadini e lavoratori di sacrificarsi “ancora per qualche tempo”.
 Offrirsi vittime sacrificali?  Sull’altare del dio Profitto!

Vite contaminate e tossicità a Spinetta Marengo.

“Vite contaminate” è il volume gemello del libro collettaneo “Tossicità”. Si può scaricare gratuitamente: https://www.meltemieditore.it/catalogo/vite-contaminate/.

Pensato più per l’accademia e per la didattica, questo libro ha un apparato teorico più ampio e analizza con maggior precisione la lunga storia di violenza ambientale subita dal territorio, intervallata da continue “scoperte” e tematizzazioni pubbliche (incidenti, denunce, contestazioni ed esposti, monitoraggi e indagini giudiziarie) che danno ciclica visibilità al disastro tecnologico graduale e continuativo. Si concentra su queste “scoperte” (sei cicli di visibilità della violenza: 1926, 1941, 1988, 2008, 2019, 2023) e analizza le controversie pubbliche sul riconoscimento del danno, sulle sue cause e conseguenze, nonché sulle competenze tecniche considerate legittime per la sua gestione. Si basa sul materiale esposto dalle parti (industria, saperi esperti, politica, media, magistratura, attivismo, abitanti ecc.) per definire la natura del problema, le sue rappresentazioni pubbliche (dispositivi retorici e di persuasione), le soluzioni ritenute appropriate o accettabili per risolverlo.

La missione per cui è nata Syensqo.

Comitati e Associazioni sostengono che il disinquinamento aria-acqua-suolo di Alessandria è possibile (almeno in parte) ma solo se si eliminano le produzioni di Pfas a Spinetta Marengo. Però Solvay si rifiuta perchè non vuole mettere al bando il business miliardario e preferisce risparmiare… con un investimento di 5 milioni di euro. Coi quali finanziare “personale dedicato e infrastrutture dell’Università del Piemonte Orientale finalizzati allo sviluppo di nuovi processi di depurazione e rimozione di inquinanti dal suolo, dalle acque di falda e dai reflui di processo attraverso l’uso di metodologie chimico-fisiche e biologiche innovative”.
Allo scopo, è stato inaugurato il RisPa, Centro di ricerca e sviluppo per il risanamento e la protezione ambientale. Codesto “Joint-Lab” con Solvay rappresenta una boccata di ossigeno per l’Università impegnata ad affermare “la missione di mettere la ricerca scientifica, la formazione e il trasferimento delle conoscenze al servizio della comunità, per affrontare sfide complesse come ad esempio quella ambientale”. Senza pretesa di risolvere il disastro sanitario e ambientale della Fraschetta dei Pfas e non solo.
 
Per Solvay il RisPa è pubblicità a buon mercato, che consente a Francesco Luccisano, Country Director per l’Italia di Syensqo, di esaltarsi: “Sviluppare la conoscenza scientifica per migliorare la qualità della vita delle persone è la missione per cui è nata Syensqo”. Questa è la missione, non è il profitto ad “lucrum quovis pretio” (il missionario Luccisano conosce il latino, non capisce un’acca di chimica e scienza, men che meno di ambiente, proprio così può spararle grosse perché, come da apprezzato curriculum, è “esperto” di relazioni pubbliche e diplomatiche, comunicazione e relazioni con i media; ci siamo capiti: per mestiere un mistificatore del greenwashing).

1 coppia su 5 non riesce ad avere figli.

Gli spermatozoi alle prese con i pfas.
Biologi a congresso a Torino. Nel 2024-2025 in Piemonte sono nati meno di 27.000 bambini a fronte di oltre 52.000 decessi. L’infertilità è tra le cause della denatalità: in Piemonte si colloca tra i livelli più elevati del panorama nazionale, attestandosi attorno al 18% – 21% delle coppie residenti in età feconda (70.000-80.000 nuove coppie all’anno). Questa discrepanza non riflette una predisposizione genetica peculiare, bensì rispecchia lo stato dell’inquinamento: soprattutto caratterizzato da situazioni di realtà locali, in particolare Alessandria (amianto e pfas) e Torino (smog).
 
La letteratura scientifica internazionale riconosce l’apparato riproduttivo, e in particolare il gamete maschile, come una delle sentinelle biologiche più sensibili all’inquinamento ambientale. Clicca qui il video con il professor Carlo Foresta .
E’ acclarato che i PFAS sono interferenti endocrini che danneggiano la fertilità maschile riducendo l’azione del testosterone, la concentrazione e la motilità degli spermatozoi arrivando a ridurne l’attività fino al 40% nei figli di madri esposte a zone contaminate. Clicca qui lo studio dell’Università di Padova.
La Regione Piemonte, che pur si colloca tra i sistemi sanitari regionali con un’elevata qualità clinico-scientifica, nell’affrontare la situazione sanitaria di Alessandria caratterizzata anche dal disastro Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, ci appare assai carente anche nell’ambito della medicina della riproduzione.  Non è stato mappato l’impatto dei Pfas (e degli altri 20 veleni) sui parametri riproduttivi delle popolazioni provinciali.  Non è stato introdotto uno screening preconcezionale gratuito per la riserva ovarica e per la fertilità maschile nella fascia di età 20-30 anni. Non c’è inclusione nei piani di monitoraggio del biomonitoraggio della salute riproduttiva maschile: esame del liquido seminale come bioindicatore.
La forte denatalità del Piemonte (fecondità 1,17 per donna) è fortunatamente compensata dai flussi migratori stranieri con una media di 1,84 figli per donna. Finchè… non incideranno Pfas e Remigrazione.

Pesci avvelenati di Pfas a go go.

I PFAS sono favoriti a bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica.
Nel Rapporto EEB, pubblicato nel settembre 2025 e intitolato “Forever chemicals poisoning Europe’s waters and fish: The tip of the PFAS iceberg”, sono stati analizzati i dati di PFAS nei pesci raccolti tra 2009 e 2023 con valori superati in sette Paesi: Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia.
Ebbene, con la nuova soglia approvata dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo, il 100% dei valori italiani supera il livello PFAS-24, pari a 77 ng/kg di peso fresco, espressa come equivalenti PFOA. L ‘attuale standard ambientale europeo per il pesce riguardava essenzialmente il PFOS: 9,1 µg/kg, cioè 9.100 ng/kg. La nuova normativa prevede quindi un valore circa 118 volte più basso.
 
Gli Stati membri hanno però tempo fino al 22 dicembre 2027 per recepirla nella legislazione nazionale. Almeno fino a quella data in Italia, è prevedibile, potremo liberamente avvelenarci. Anche perché non è tanto un rischio di intossicazione immediata dopo un singolo pasto, ma di esposizione cronica, soprattutto quando si mangia frequentemente pesce contaminato. Più a rischio (gravidanza, sviluppo infantile, colesterolo, fegato, sistema immunitario ecc.): Nord Italia e bacino del Po, Veneto, Lago Maggiore e altri laghi montani.

Turisti in Liguria, portatevi l’acqua da casa.

Divieto immediato di utilizzare a scopo potabile e per il consumo alimentare (bere, cucinare) l’acqua erogata dall’acquedotto comunale sull’intero territorio di Borgio Verezzi. È quanto disposto dal Comune con una nuova ordinanza, adottata dopo la segnalazione di Servizi Ambientali, gestore del Servizio Idrico Integrato, delle criticità relative alla presenza di PFAS in uno dei quattro pozzi che alimentano la rete.

Stiamo avvelenando di Pfas anche la Croazia.

Provenienti da Italia, PFAS nelle acque sotterranee nel sito di un ex complesso industriale alla periferia di Gospić, capoluogo della regione montuosa Lika nella Croazia centrale, una delle regioni più spopolate tra la costa e il confine con la Bosnia Erzegovina, dove sono state individuate circa 37mila tonnellate di rifiuti industriali illegali in gran parte interrati e mescolati al terreno tra il 2022 e il 2024.
Secondo i risultati della Facoltà di Geotecnica di Zagabria, i PFAS sono penetrati nelle falde con un valore registrato di 200 nanogrammi per litro, il doppio dei limiti prescritti da normative europee e croate. L’illecito smaltimento ha fruttato un profitto stimato di almeno quattro milioni di euro.
La vicenda è diventata uno scandalo di portata nazionale in Croazia in seguito alla mobilitazione degli abitanti della Lika e 50mila persone sono scese in piazza a Zagabria: il disastro ambientale locale si è trasformato in una delle maggiori questioni politiche e di sicurezza in Croazia. ministro della Giustizia ha annunciato anche l’introduzione nel Codice penale di un nuovo reato, quello di ecocidio.

Il ‘segnale’ del fumo fuoriuscito dal polo chimico a Spinetta Marengo.

Proprio mentre a Mantova una delegazione di ambientalisti veronesi e alessandrini ‘sorprendeva’ relatori e pubblico di un convegno a cui partecipava il Country Director per l’Italia della Syensqo… in Piemonte dallo stabilimento della multinazionale belga si alzava un’allarmante ‘colonna’ di fumo.
 
Lo ha riferito Lino Balza in una pagina online sul sito della Rete Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza:

A Spinetta Marengo i cittadini pagano per sapere quanti PFAS hanno nel sangue.

A Spinetta Marengo, nell’Alessandrino, dove lo stabilimento Syensqo  Solvay è da anni al centro della contaminazione da PFAS, i cittadini che vogliono sapere autonomamente quanti di questi composti hanno nel sangue devono pagare di tasca propria. Chi non rientra nel biomonitoraggio gratuito avviato dalla Regione Piemonte può infatti sottoporsi alle analisi soltanto a pagamento: nei mesi scorsi, prima dell’attivazione del servizio a Torino, alcuni residenti erano stati costretti persino a recarsi a Milano. Una situazione che torna al centro delle proteste dei comitati locali proprio mentre la Regione ha concesso allo stabilimento una nuova autorizzazione ambientale, contestata dagli ambientalisti soprattutto per i ritardi sulla bonifica e sulla presa in carico sanitaria della popolazione esposta.
La situazione è tornata a scaldarsi in seguito all’incontro pubblico del 17 settembre al Marengo Museum, dove l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha illustrato insieme alla task force sui PFAS il nuovo quadro autorizzativo. La Conferenza dei servizi si era conclusa il 5 agosto stabilendo, tra le altre cose, la cessazione della produzione di cC6O4 dal 1° gennaio 2027, nuovi limiti alle emissioni e ulteriori monitoraggi ambientali e sanitari. Durissima la lettura della Rete Ambientalista, che ha definito la nuova AIA una «licenza di uccidere», contestando anche il biomonitoraggio portato avanti dalla Regione, giudicato troppo limitato rispetto alla popolazione potenzialmente interessata. Gli attivisti del Comitato Stop Solvay… continua cliccando qui.

A scuola nessuno è straniero.

I bambini non pensano alla remigrazione. Clicca qui.
La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”, ha ricordato il presidente della Repubblica aprendo l’anno scolastico nell’istituto di Amatrice ricostruito dopo il sisma. E poi ha aggiunto: “Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
 
Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”, ha spiegato Zuppi nel suo discorso di apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.
 
Quanta distanza dal comizio romano della presidente del Consiglio. Quello in cui Meloni ha annunciato la sua stretta sugli studenti stranieri, che prevede il divieto di burqa e niqab nelle aule (che già sono assenti)  ma soprattutto il tetto del 30 per cento nelle classi italiane. Una misura, quest’ultima, che è solo propaganda perchè si scontra con una semplice realtà: che cosa si fa quando il tetto viene superato? Si cacciano i bambini? Li si iscrive in istituti a decine di chilometri di distanza condannandoli a un destino di evasione scolastica? 

L’accessibilità è un diritto degli invalidi.

Il libro di imminente uscita “La città per tutti. I PEBA come strumento di diritto, progetto e cura dello spazio urbano” riunisce contributi di giuristi, ingegneri, architetti, esperti di beni culturali, data analyst e sociologi attorno all’idea che l’accessibilità non sia un adempimento tecnico da verificare a lavori ultimati, ma una condizione primaria dell’abitare «Questo libro si rivolge a chiunque abbia a cuore la qualità della vita nelle nostre città e nei.. Clicca qui La città per tutti, ovvero L’accessibilità come condizione primaria dell’abitare.

L’Associazione Diritti alla Follia.

«Noi non ci abituiamo e non ci abitueremo mai ad ogni forma di istituzionalizzazione e controllo sociale, agli abusi e al governo delle vite. L’indifferenza rende normali pratiche che non dovrebbero esserlo mai, ma i diritti fondamentali non sono negoziabili»: lo dicono dall’Associazione Diritti alla Follia, lanciando la campagna di sensibilizzazione denominata appunto “Noi non ci abituiamo” “Noi non ci abituiamo”: la scritta gialla a caratteri cubitali risalta ipnotica sulla foto d’archivio. Clicca qui “Noi non ci abituiamo”, perché i diritti fondamentali non sono negoziabili.

Europa, basta scuse, il nostro momento è adesso.

Dal 29 settembre al 1° ottobre a Bruxelles vi sarà la “Freedom Drive 2026”, promossa dall’ENIL, la rete europea sulla Vita Indipendente, evento biennale che riunisce centinaia di persone con disabilità, attivisti e organizzazioni provenienti da tutta Europa. Con lo slogan scelto quest’anno (“Basta scuse, il nostro momento è adesso!”), si vogliono richiamare Istituzioni europee e Governi alla necessità di trasformare gli impegni assunti negli anni in politiche che garantiscano concretamente… Clicca qui All’Europa diciamo: basta scuse, il nostro momento è adesso!

Licenza di inquinare. 2.

Parafrasando l’alessandrino Umberto Eco, nulla di nuovo al di là di Tanaro e Bormida. A Spinetta Marengo. Dove il polo chimico sembra implorare l’eutanasia: “Istituzioni, fermatemi: continuo a chiedervi. L’ho fatto anche il mese scorso: https://www.rete-ambientalista.it/2026/09/10/agente-00-hf-licenza-di-uccidere/. Ora mi ripeto per l’insediamento industriale Arkema, gemello siamese francobelga di Solvay Syensqo”.
Entrambi erano di proprietà Montedison prima di essere venduti, neppure separati da un muro. “Ideali” per fiancheggiare atomi di ossigeno con molecole di cloro e fluoro, e scoppiare assieme. Sotto Montedison i perossidi esplosero due volte, con morti. Non a caso sia Arkema che Solvay sono entrambi classificati a rischio di incidente rilevante ai sensi della Direttiva Seveso. Non a caso abbiamo denunciato più e più volte, per decenni, il rischio di catastrofe industriale e l’inconsistenza di un Piano di Emergenza Esterno (PEE): allarme, soccorso, evacuazione, assistenza medica.
In comune, oltre agli storici scarichi acqua-aria, i due colossi chimici hanno anche i Pfas e le correlate vicende giudiziarie. In Francia, Arkema è sotto processo per l’inquinamento di Pierre-Bènite (Lione) con tanto di class action di risarcimenti della popolazione (37 milioni di euro, 190.000 € cadauno) malgrado abbia cessato i Pfas nel 2024. In Italia, Solvay andrà avanti grazie l’Autorizzazione AIA 2026 delle istituzioni piemontesi, se non verrà fermata da una class action inibitoria.
Quanto sopra premesso quale modello persistente di “Sinergia spaziale e storica di disastro ambientale”, uno dei casi più critici di contaminazione industriale in Europa, il 21 settembre 2026 il polo chimico di Spinetta Marengo è ritornato al centro della preoccupazione popolare quando si è sviluppata un’alta colonna di “fumo” evidente a chilometri di distanza. Arkema ha minimizzato come se fosse un fenomeno naturale: “Il fenomeno è legato a operazioni di manutenzione programmata sui serbatoi di stoccaggio di propilene e isobutilene. I gas residui sono abitualmente bruciati in una torcia mobile”. Si dà per scontato che l’Arpa tranquillizzerà sugli effetti della nube tossica.  Eppure il propilene e l’isobutilene sono due idrocarburi alifatici insaturati gassosi i cui profili di rischio si concentrano principalmente sulla sicurezza fisica (gravissimo incendio -non spegnibile- ed esplosione catastrofica) e su specifici effetti per inalazione.
Come effetti sulla salute possono causare asfissia, vertigini, perdita di coscienza e soffocamento, sonnolenza, mal di testa, vertigini e coordinazione alterata. Siccome la nube tossica -praticamente inodore- nessuno l’ha misurata mentre si disperdeva sull’ abitato, e neppure su fognature e scantinati, e siccome né il propilene né l’isobutilene sono classificati come tossici acuti (c’è differenza tra tossicità acuta e cronica, con morbilità e mortalità diverse), l’Arpa tranquillizzerà se nessuno è stato ricoverato. Così i giornali locali parleranno di “fumo” e non di fuga di gas.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Il buco di ozono sta lentamente recuperando.

Fu una grande battaglia a Spinetta Marengo, clicca qui quella che culminò nel Protocollo di Montreal del 1987 che ha consentito di eliminare oltre il 99% della produzione e del consumo delle sostanze controllate responsabili della distruzione dell’ozono.
Ma proprio mentre si celebra questo successo, dall’Antartide arriva un dato che mostra quanto complessa rimanga l’evoluzione del fenomeno. In occasione della Giornata mondiale per la salvaguardia dello strato di ozono, i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale confermano i progressi ottenuti grazie al Protocollo di Montreal. Ma dal monitoraggio Copernicus arriva un richiamo alla prudenza: il buco antartico del 2026 ha già raggiunto circa 25 milioni di chilometri quadrati, cinque milioni in più della media del periodo. Il buco di ozono sta lentamente recuperando: https://ambientenonsolo.com/ozono-il-recupero-continua-nel-2025-il-buco-antartico-tra-i-meno-intensi-degli-ultimi-trentanni/?utm_source=mailerlite&utm_medium=email&utm_term=Notizie_ambientali2026-09-21&utm_campaign=Notizie+ambientali+del+21+settembre+2026.
Il buco dell’ozono permette a una maggiore quantità di pericolose radiazioni ultraviolette (raggi UV-B) di raggiungere la superficie terrestre, provocando gravi danni alla salute umana, in particolare alla pelle (ustioni, eritemi, melanomi, carcinomi, epiteliomi), agli occhi (cataratta, cancri oculari, cecità), e al sistema immunitario.

A proposito di programmi: Meloni Vannacci.

Cento chilometri separano l’Eur da Orvieto, dove comizia quasi in contemporanea Roberto Vannacci. E dal laghetto del quartiere più razionalista di Roma, poco prima della mezza, Giorgia Meloni rilancia la sua sfida al generale “fetecchia” (copyright degli ex camerati del parà, scovato dal Giornale). Non lo cita mai, ma lo rincorre. La platea è quella dei ragazzi di FdI, la Gioventù nazionale, militanti disciplinati con magliette color verde militare. Meloni ricicla un paio di proposte già rimbalzate sui giornali in queste settimane: il tetto per gli studenti immigrati nelle classi e il divieto di burqa a scuola.
Sono tutte sterzate (e frecciate) verso Vannacci, innominato come al comizio di Bari sul governo “più longevo”. Meloni parte con quella che sembra una presa di distanza dalla proposta dell’ex militare di fare classi separate per i disabili. “Non devono esserci scuole aperte a qualcuno e precluse ad altri”. Sugli stranieri invece lo spartito è lo stesso: “Se in una classe la maggioranza dei bambini non capisce l’italiano, non è integrazione, è abbandono. Rischiano di imparare l’emarginazione. Non esiste che gli italiani siano la minoranza. Chiamarla integrazione è una menzogna”. Applausi. “Chi viene in Italia deve integrarsi, conoscere la nostra lingua, rispettare le nostre regole”. Segue annuncio, in realtà già nell’aria da tempo: “In cdm vareremo in provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe”. E ancora: ci sarà pure il “divieto di burqa. Siete d’accordo?”. I giovani meloniani si sbracciano e urlano. “Si direbbe di sì. A scuola si va a viso aperto”. Coretti: Giorgia-Giorgia-Giorgia!
Continua qui.

A proposito di programmi: Conte.

Alla chiusura di “Nova”, Giuseppe Conte ha portato sul palco i risultati delle votazioni degli iscritti Cinquestelle sui punti di programma. Non partecipatissime, visto che si sono espressi in 45.340, ovvero il 42% degli aventi diritto.
 Il 91,7% approva il passaggio più delicato: “Continuare a inviare armi allontana la pace”. Ma sono plebiscitarie anche le votazioni sul “primato del diritto internazionale” – 98,3% – e sul “no al riarmo europeo” (94,1). Numeri che gli consentono di porre come prima delle urgenze “il no al riarmo”, seguito dall’esigenza di “stracciare gli accordi con il governo di Israele”.
Poi Conte elenca senza dettagli le sue proposte: da un ministero apposito per le politiche migratorie e l’integrazione, a misure per un lavoro dignitoso, fino a una profonda riforma fiscale e alla tassazione degli extraprofitti.
Nient’altro.

A proposito di programmi… televisivi.

In Italia le tasse sul reddito (IRPEF) sono pagate da una minoranza di cittadini: circa il 43% della popolazione non versa nulla allo Stato, mentre il 15-20% dei contribuenti copre oltre il 60% dell’intero gettito fiscale. Lavoratori dipendenti e pensionati pagano quasi l’85% di tutta l’IRPEF in Italia.
Non risulta che fra i programmi elettorali (ammesso che esistano) sia stata inserita l’obbrobriosa  “patrimoniale” proposta dalla CGIL (clicca qui) che si “abbatterebbe” (sic) su 500.000 contribuenti, cioè esclusivamente sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro, l’1% più ricco, ai quali si chiederebbe un contributo di solidarietà “insostenibile”: addirittura l’1,3%. Ricavando circa 26 miliardi di euro l’anno, come risorsa per finanziare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale (riduzione liste d’attesa e potenziamento territoriale), investire in scuola, istruzione e politiche per la casa, sostenere la non autosufficienza e ridurre le disuguaglianze sociali, alleggerendo il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.
Secondo Meloni non è l’Irpef “la tassa più odiata dagli italiani”, bensì il bollo auto: sospeso per il prossimo anno (quello delle elezioni).  Il consiglio dei ministri l’ha preferito alla soppressione del canone TV ordinario: 90 euro addebitati direttamente sulla bolletta della luce.
Ma se voi siete incontentabili, stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni, di sostenere una Rai che espelle Sigfrido Ranucci e Geppi Cucciari, insomma di sopportare un servizio pubblico già asservito al centrodestra di Mediaset, avete l’occasione vendicativa per farvi rimborsare il canone d’abbonamento a decorrere dall’8 agosto 2025, da quando è diventato pienamente applicabile il Media Freedom Act europeo (clicca qui).

Istruzioni a proposito di programmi elettorali.

Istruzioni per il “Campo largo”. I due leader si mettano d’accordo su un programma di sei-sette punti imprescindibili.
1) Più fondi alla Sanità pubblica: assunzioni massive e aumento degli stipendi a personale medico e paramedico per ridurre le liste d’attesa; aumento dei posti letto; riforma dell’intramoenia (se fai il medico nel pubblico, lavori anche al pomeriggio nel pubblico; non ti fai pagare privatamente dai cittadini usando strumentazioni e locali pubblici); riforma del regime dei medici di famiglia, che devono essere dipendenti statali ben pagati e messi nelle condizioni di tornare a visitare i pazienti; istituzione di strutture ospedaliere light per le emergenze; controlli fiscali su strutture e specialisti privati.
2) Salario minimo, 12 euro l’ora per tutti i lavoratori. Abolizione del Jobs Act. Bonus alle imprese che assumono donne e giovani a tempo indeterminato.
3) Ripristino incondizionato del Reddito di cittadinanza, eliminato dal governo Meloni col consenso dei renziani disseminati nelle Istituzioni e sui media.
4) Lotta all’evasione fiscale: tassazione severa degli extraprofitti e dei proventi delle Big tech (noi saremmo anche per la patrimoniale per gli ultra-ricchi, ma vedano loro).
5) Ministero del Clima e della transizione ecologica (vera, non quella del “grillino” Cingolani): incentivi sulle energie rinnovabili per famiglie e imprese.
6) Ministero della Diplomazia e del Disarmo, che si occuperà di percorrere e costruire tutti i percorsi di pace possibili per favorire il dialogo tra le nazioni e la non-proliferazione bellica e nucleare. Ministero per l’IA e la tecno-etica, composto da scienziati, filosofi, linguisti e consulenti super-partes (se non si sa dove mettere le mani, si legga l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV). Ministero per l’Immigrazione, che con l’Interno e il Lavoro gestirà i flussi e le procedure di “integrazione” dei migranti nel tessuto sociale e lavorativo italiano.
7) Annullamento dei contratti e dei lavori in essere per le grandi opere inutili e/o dannose, dal Ponte sullo Stretto al Tav Torino-Lione. Forti politiche di tipo keynesiano per assorbire la forza-lavoro disimpiegata.
E i temi su cui i due leader non sono d’accordo? Facile: si fanno le primarie, la trovata che il Pd ha copiato ai dem americani.
Daniela Ranieri (da il Fatto quotidiano)

A proposito di programmi elettorali.

Siamo arrivati alla quota spaventosa di 1.018  morti complessivi sul lavoro dall’inizio dell’anno. Una strage continua e documentata nell’indifferenza di chi governa e di chi fa opposizione. Mentre la gente muore per portare il pane a casa, la politica preferisce perdersi nei soliti teatrini: alla gente non frega niente se Salvini sarà fischiato a Pontida, che Conte un giorno sì e l’altro pure dice che non vuole mandare armi all’Ucraina, che la Schlein non doveva mandare una lettera conciliante alla Meloni. E all’opposizione di sinistra che si è occupata solo dei diritti civili ha perso il mondo del lavoro che si è sentito abbandonato.
 

A uccidere è un sistema fondato sullo sfruttamento, sulla ricattabilità, sui contratti a termine, sui subappalti selvaggi e sui ritmi di lavoro insostenibili, che i cancella ogni tutela e azzera la formazione per la sicurezza. Un precariato sistemico che devasta la vita quotidiana delle famiglie, incidendo drammaticamente persino sulla capacità di acquistare i beni di prima necessità, mentre i prezzi salgono e gli stipendi restano da fame.

VOGLIAMO UN LAVORATORE CHE DIVENTI CANDIDATO COME PRIMO MINISTRO, piuttosto che i soliti slogan da palco e le passerelle mediatiche, le tattiche di partito per non regalare voti agli avversari, le passerelle di chi incassa lo stipendio pubblico senza muovere un dito per tutelare i lavoratori.

Carlo Soricelli Osservatorio Indipendente di Bologna contro le morti sul lavoro 

LA “CARTA” DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO.

Il Movimento Nonviolento lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita’ mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d’azione del movimento nonviolento sono:
1. l’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della liberta’ di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.